I "Personaggi roccaseccani"
raccontati da Mario Izzi
| I lettori dell’Eco conoscono bene l’amico Mario Izzi che, pur abitando da tempo lontano da Roccasecca, continua ad essere presente con i suoi libri e con le sue storie. A maggio scorso è stato dato alle stampe il suo volume "Teatro in Paese" contenente quella galleria di personaggi di Roccasecca che l’autore ci aveva consegnato in bozza acconsentendo alla pubblicazione sulle pagine dell’Eco. Ecco il motivo per cui di voi si troveranno a leggere un libro di cui già conoscono qualche capitolo. Ma Izzi ha voluto fare di più, nei nostri confronti, dedicandoci una simpatica citazione nel Prologo: | ||||
|
Un caldo ringraziamento va, intanto, ai redattori de "L’ECO DI ROCCASECCA", rivista ciociara bimestrale bonaria e scanzonata ormai al quinto anno di vita, che dal sito Internet www.ciociari.com ha consentito da tempo a "Mucch’lone", "zi’ Unnarde", dun Fòleche" e agli altri personaggi degli "Aneddoti" di varcare oceani e continenti, diffondendo nel mondo, via etere, l’arguzia, la bonomia e la saggezza della nostra gente, resa evidente nel corso della sua ormai più che millenaria storica vicenda.
|
||||
|
Un binomio, quello tra Izzi e l’Eco, destinato sicuramente a durare nel tempo; e ne siamo sinceramente lusingati. Il personaggio del racconto che segue è già noto ai lettori: Angelo, sacrestano della parrocchia di Santa Margherita, vissuto nella seconda metà dell’800, per i compaesani ‘NGELUCCE detto Mucch’lone. La spiegazione di questo soprannome? Difficile dare una spiegazione esatta. Lo stesso Mario va per tentativi: "forse per il moccio che doveva colargli dal naso, soffrendo egli probabilmente di raffreddore cronicizzato. Forse perché accendeva e spegneva i moccoli in Chiesa o perché alle processioni sosteneva il pesante candeliere rosso e bianco, data la sua robusta costituzione fisica. Forse per ciascuna delle circostanze indicate o per tutte messe assieme." Era comunque un sacrestano sui generis: "aveva pure un mestiere, quello del fabbro, con bottega a lato della Chiesa.
|
||||
|
Era inoltre intrigante, pronto alla burla, di buon appetito e buongustaio, caratteristiche di molti compaesani di allora ". La storia si intitola "I cani e la botte"; nel libro è in vernacolo con traduzione a fronte, ma riteniamo che il dialetto sia facilmente comprensibile, da non dover pubblicare anche la parte in italiano.
|
||||
|
GLI "CANE" I LA " ‘OTTE"
|