Reportage della nostra inviata speciale dal
UMBRIA JAZZ WINTER 2000

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Sono passati quasi 20 anni da quando, con trepidazione, aspettavo che Miles Davis iniziasse a danzare con le note, su quel grande palco, posto dove ora ci sono le fontanelle, in Piazza del Popolo, a Terni. La stessa sensazione l’ho provata quest’anno mentre, all’interno del Duomo d’Orvieto, stava per iniziare la celebrazione Eucaristica, il primo giorno del nuovo anno, giorno dedicato a Maria Santissima e alla pace. Era presente il prestigioso coro degli "The New Orleans Spiritualettes", gruppo nato nel 1956 e resosi famoso poi in tutta la Louisiana, e fino alla città di Chicago. Il coro ha cantato e proclamato il Gospel, con possesso perfetto dei propri mezzi musicali, con una sintonia di strumenti e con un’armonia di voci quasi celestiale. "The Spiritualettes, dicono essi stessi, cantano in nome dell’amore di Dio e non si preoccupano delle dimensioni del pubblico. Il messaggio è lo stesso, sia che si tratti delle grandi basiliche, sia di piccole chiese di campagna". E’ proprio nella proclamazione dell’amore di Dio che il gruppo ha dato vita a momenti di grande spiritualità, di profonda gioia, che hanno coinvolto tutti i presenti, anche i più refrattari.
Il Duomo di Orvieto The New Orleans Spiritualettes hanno fatto questo splendido dono alla città d’Orvieto perché sono stati ospiti dell’8° edizione di Umbria Jazz Winter 2000. La manifestazione, ricca di luci e di suoni, ha visto arrivare da ogni parte tanta gente, che per cinque giorni ha riempito le vie e le piazze degli ormai luoghi tradizionali, rompendo il consueto silenzio dei borghi e delle contrade e ravvivando la severità degli antichi palazzi. Hanno avuto grande spazio il Tango, con l’ampio ventaglio del suo "passion and swing", al centro del quale il grande Richard Galliano, con la sua fisarmonica, mescolava le avvincenti melodie argentine alle sonorità della Senna; il Jazz contemporaneo con i suoi rappresentanti neri e bianchi: nomi di spicco come gli Evans Band; e poi Jazz d’italiani, maestri come sempre, capaci di dar vita a composizioni ardue e particolarmente felici. La manifestazione ha avuto successo e ha ribadito la sua intatta e incorrotta sostanza. Insomma, uno spettacolo entusiasmante, ma soprattutto una grande festa dei cuori e della musica.
P.G.
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