LE SERIE TELEVISIVE STORICHE
AI CONFINI DELLA REALTA’
(Terza puntata)
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"C'è una quinta dimensione oltre quelle che conosciamo. È una dimensione vasta come lo spazio e senza tempo come l'infinito. È l'incerta zona di confine fra luce e ombra, scienza e superstizione, a metà strada fra le paure più profonde dell'uomo e l'apice della conoscenza. È la dimensione dell'immaginazione, e si trova... ai confini della realtà"
Siamo giunti alla terza puntata del nostro racconto riguardante la serie televisiva "AI CONFINI DELLA REALTA’ " (titolo originale "THE TWILIGHT ZONE").
Appena in tempo
(Nick of time)
Scritto da: Richard Matheson
Regista: Richard L. Bare
Cast: William Shatner, Patricia Breslin

L’immagine iniziale dell’episodio
Questa storia non è particolarmente inquietante, anzi, sotto certi aspetti sembra quasi divertente, dal momento che si basa tutta su una bizzarra macchinetta che in cambio di una monetina predice il futuro. Fu trasmessa il 18 novembre 1960.

Ma è proprio questo strano oggetto con la testa ballonzolante di diavoletto che a poco a poco, mentre l’episodio procede, si rivela decisamente pericoloso.
La trama è molto semplice. Una giovane coppia, appena sposata, entra in un bar per fare colazione, si siede ad un tavolo e rimane affascinata da questa macchinetta che fa predizioni misteriose.
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Ad ogni domanda il diavoletto muove la testa in un modo che sembra quasi ghignante ed emette un piccolo tagliando con la predizione. In un primo tempo la coppia sembra divertita ed incredula alle risposte, tutte apparentemente sensate, che il diavoletto dà ad ogni domanda, ma a poco a poco, subentra il fastidio, la paura ed infine il panico. Stregato, come da una slot-machine, il giovane marito continua a chiedere informazioni sul suo futuro, ma quando si fa strada una predizione tragica, la mogliettina riesce a trascinarlo via da quel bar, abbandonando per sempre l’odioso marchingegno.
Una storia che ha per protagonista un oggetto, con due personaggi quasi comprimari, eppure affascina fino a non farvi togliere dalla mente quella testolina che dondola dopo ogni biglietto emesso.
Probabilmente neanche le fotografie che vi mostriamo riescono a dare la sensazione provata nel guardare il telefilm.
Una sosta a Willoughby
(A stop at Willoughby)
Scritto da: Rod Serling
Regista: Robert Parrish
Cast: James Daly, Howard Smith, Patricia Donahue, James Maloney

Gart Williams è seduto sul treno della linea New York-New Haven che quotidianamente lo riporta a casa a Westport. Egli è stanco del suo stressante lavoro ed insoddisfatto del suo ménage matrimoniale con la bella ma fredda Janie. Proprio quel giorno aveva perso le staffe in una riunione ed aveva offeso pesantemente il grasso e perfido capo ufficio. Ora sta ripensandoci, gli torna alla mente la voce rauca e stridente del suo capo e ad un certo punto, proprio come gli era accaduto poche ore prima in riunione, senza riuscire a fermare i suoi impulsi, si mette a gridare "Ne ho abbastanza!", suscitando stupore ed apprensione nei vicini di scompartimento. Quindi, esausto si addormenta sul sedile. Quando si risveglia il treno è fermo ad una stazione misteriosa chiamata Willoughby, di cui non si era mai accorto in precedenza. Dal finestrino appare una bellissima cittadina, che emana allegria e cordialità, piena di persone sorridenti che lo salutano. A Willoughby il tempo sembra essersi fermato: biciclette antiche, calessi e cavalli, abiti inizio secolo, il palco con la banda musicale. Ma la cosa più incredibile è che la stagione sembra essere quella estiva, in pieno luglio, eppure Gart Williams è sicuro di trovarsi in novembre!
Il treno riparte, il nostro uomo prosegue verso casa, ma il pensiero di Willoughby non lo abbandona. La moglie, bellissima ma "senza sorriso" lo accoglie con la consueta freddezza e commenta il suo sogno di Willoughby con parole ironiche e compassionevoli: "Tu sei il tipo d’uomo che si può soddisfare con un pomeriggio estivo ed un carretto del gelataio trainato da un cavallo. E’ tutto quello che ti occorre vero?"
Ed egli non può che rispondere "Qualcosa del genere. Un luogo … un momento … in cui un uomo possa vivere la propria vita alla giusta misura". Ma è rimasto solo nella stanza.
Così, nei giorni, il fascino di Willoughby non lo lascia, anzi lo attira sempre di più.
Dopo circa un mese, mentre si trova sul solito treno e sta pensando che l’ultima cosa che vorrebbe è tornare a casa e vedere la moglie, sente la voce del controllore che annuncia: "Willoughby, prossima fermata Willoughby". Williams si dirige verso la piattaforma, sta per scendere, ma è troppo tardi, il treno già sta muovendosi, la cittadina soleggiata si allontana lasciandolo di nuovo in mezzo a persone incappottate in una notte di freddo e di neve.
A gennaio inoltrato la storia si ripete e questa volta, all’annuncio del controllore, decide di scendere e di visitare quella bellissima ed accogliente cittadina. Il sole è alto, a Willoughby, tutti lo salutano e gli danno il benvenuto. Williams sorride, è felice, ha trovato calma, pace e serenità, ovvero ciò che sta disperatamente cercando.
Ma Willoughby non esiste che nella sua immaginazione: il treno quel giorno non fermerà la sua corsa, ma lui si sarà gettato sui binari credendo di scendere a quella serena ed accogliente fermata.
Il suo corpo riverso sui binari viene illuminato dalla lampada del ferroviere che chiede conferma al controllore il quale annuisce: "Ha gridato qualcosa su Willoughby, è corso verso la piattaforma e quella è l’ultima cosa che ho visto".
Quando saranno chiusi i portelli posteriori del carro funebre che porta via le spoglie del povero uomo, di Willoughby non resterà che il nome dell'impresa di pompe funebri, per un attimo illuminato dalla lampada del ferroviere: WILLOUGHBY & FIGLI POMPE FUNEBRI !

Gart Williams si era arrampicato su un mondo che viaggiava troppo velocemente per lui e poi era arrivato in cima e aveva cercato di strappare un momento di tregua alla sofferenza. In un certo senso si era semplicemente buttato giù da questo mondo. Non sentiva la neve sciogliersi sul suo corpo morto mentre il carro funebre correva nella notte. Proprio al contrario, il sole era molto caldo nel piccolo paese e lui si era tolto cappotto e cravatta. Era con un gruppo di ragazzini e si dirigeva presso un ruscello dove c’erano trote e rideva perché era estate e c’era pace. E questo era il posto in cui un uomo poteva vivere la sua vita a misura giusta. Questo era Willoughby.
(fine della terza puntata)
Mr. Dick