Il suo nome, Tex Willer

Nello
scorso gennaio ci ha lasciato Gian Luigi Bonelli, il padre di Tex Willer, uno
dei fumetti più letti e più longevi, insieme a Diabolik Topolino e pochi
altri. Tex fece il suo debutto nelle edicole nel 1948.
Fuorilegge nei primi numeri, poi ranger e, agente della riserva
indiana e, allo stesso tempo, capo dei Navajos, dove è conosciuto con il nome
di Aquila della Notte, Tex
vive le sue avventure in un periodo che va dalla metà
alla fine del diciannovesimo secolo.
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La
zona in cui si muove solitamente comprende l'Arizona, il New Mexico e il
Colorado, anche se, insieme ai suoi pards non disdegna avventure in luoghi più
lontani, raggiunti attraverso estenuanti e poco apprezzati viaggi in treno
Vorremmo scrivere ancora, dei lunghi viaggi in treno (a New York, Washington,
New Orleans, la Florida, il Canada) partendo dalla celebre stazione di
Flagstaffe. Tutti i riferimenti geografici sul fumetto sono garantiti reali dai
Bonelli al 100% e le cartine sono sempre dettagliatissime
Diciamo
subito che non tutti i nostri amici dell’Eco amano questo fumetto, anzi; ce ne
sono alcuni che non l’hanno mai letto, mentre altri custodiscono gelosamente
tutta la collezione. Anche tra gli appassionati emergono motivazioni differenti
nei motivi di apprezzamento e spesso si trascorrono piacevolmente momenti di
confronto e di ricordi sul tema.
C’è
chi evoca le storie misteriose, su tutte quelle con El Morisco, Mefisto e Yama,
mentre c’è chi preferisce i racconti western classici che hanno nella trama
quegli elementi caratteristici come il ranch, la mandria di buoi, il forte, il
saloon, i banditi, etc (tipo “Incendio allo Star-O”); anche
l’ambientazione nelle zone desertiche ai confini col Messico (“La
maledizione di Escondida”) o nei paesaggi nordici del Canada (“Giubbe
rosse”) riscuotono tanti consensi.
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Ma
se dobbiamo scegliere tra i tanti motivi di interesse, siamo certi di non
sbagliare citandone due.
Il
primo è l’atteggiamento da “spezzaossa” che Tex assume anche in momenti
in cui obiettivamente sembra eccessivo o quanto meno prematuro. Egli, nonostante
la stella da ranger che sfoggia (soprattutto quando gli fa comodo), non si pone
problemi nel dare improvvisi pugni, senza alcun preavviso (e spesso senza motivo
apparente!) a personaggi loschi che hanno il solo torto di dare una risposta
leggermente sopra le righe, o, addirittura, hanno la sola colpa di vivere “nei
pressi” di un qualche mascalzone. Prima lo picchia e poi gli spiega! Tex è
sempre insofferente verso i potenti, certo, ma anche nei confronti dei loro
scagnozzi di basso livello e non si scompone nel farsi giustizia da solo. Egli
crede in un mondo “giusto” nel quale ovviamente ritiene di essere sempre
dalla parte della giustizia, e si sente in dovere di punire come meglio crede i
mascalzoni per i quali egli ha come un sesto senso, per cui “fiuta” e
“colpisce”.
ta"
l'aggettivo "giusta".
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Il
secondo “tema” proverbiale adorato dagli appassionati è dato, senza ombra
di dubbio, dalle scene che descrivono i pasti al ristorante di Tex e Kit Carson.
Provenienti da qualche lontana località dopo lunga e polverosa cavalcata,
finalmente siedono, esausti, affamati ed assetati, al tavolo del locale; e
inesorabilmente chiedono una pinta di birra gelata traboccante schiuma, una
bistecca enorme totalmente ricoperta da una cascata di croccanti patate fritte,
una doppia porzione di torta di mele e abbon dante caffè bollente. Un’estasi!

I
pard, si sa, sono quattro e i due ancora non menzionati non riscuotono certo
meno successo dei più anziani Tex e Carson; parliamo del figlio di Tex, Kit, e
del fido Navajo Tiger Jack, gli ideali amici di avventure, anche se spesso
rimangono all’accampamento perché “è la stagione della caccia”.
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Questo articolo vuole essere soltanto un dovuto ricordo ed un
doveroso omaggio ad un eroe del fumetto e al suo ideatore, non era nostra
intenzione darvi l’ennesima interpretazione sociologica del fenomeno-Tex; già
moltissimi altri più bravi di noi l’hanno fatto. E non intendiamo
assolutamente dibattere sull’annosa questione se Tex sia di destra
(in quanto “giustiziere” senza scrupoli) o di sinistra (in quanto “amico dei pellirosse”), ritenendo tale
insignificante questione il tipico tentativo di ridurre tutto in Italia
nell’ambito del politichese. Anche quando destra e sinistra non c’entrano
nulla. Ricordo, mi sia permessa una digressione estemporanea, una enorme scritta
sul muro della stazione Termini di Roma, era il 1981, inneggiante al coraggioso
Bobby Sands, militante dell’IRA, che si era lasciato morire di fame in un
carcere di sicurezza. Il testo era: Onore
al compagno Bobby Sands …. Successivamente qualcun altro aveva tirato una
riga sulla parola compagno
scrivendoci sopra camerata.
Insomma anche un terrorista (o patriota, a seconda dei punti di vista)
irlandese, cattolico, repubblicano, estremista fino alla morte, doveva per forza
essere “etichettato” ad uso e consumo dei nostri partiti. Lo stesso tentano
di fare da anni con Tex, ma noi non cadiamo nel tranello e continuiamo a
comperarlo ugualmente.
RM