L’ufficio postale di Roccasecca ha compiuto 168 anni

 

 

Nella società attuale, così superficiale e distratta, ci si è ormai abituati a ragionare per luoghi comuni. Spesso si va alla ricerca della citazione altisonante che però, al tirar delle somme, risulta non solo generica ma, il più delle volte, artificiosa. Ricordo ancora un assessore municipale alla cultura che si ostinava ad usare il termine “medievale” per indicare qualcosa di deleterio e di arretrato. Mai accostamento è apparso più arbitrario. Basti ricordare quali spiritualità e quali insigni menti abbiano illuminato il periodo dell’età di mezzo, per sfatare una volta per tutte l’irriverente paragone, retaggio di concezioni ormai ampiamente superate. La stessa cosa si può riscontrare per periodi storici a noi più vicini; è diventato infatti usuale definire come “borbonico” un apparato inefficiente, confusionario e palesemente anacronistico. Anche questa volta però l’accostamento non è felice e presta il fianco a qualche doverosa confutazione. Grazie alla superficialità ed alla parzialità con la quale si continua ad insegnare la storia nelle scuole di ogni ordine e grado, è maturata la convinzione che il meridione d’Italia sia stato per così dire “civilizzato” solo grazie all’impresa di Garibaldi ed alla susseguente annessione al resto d’Italia. Siamo di fronte ad un’altra generalizzazione arbitraria e per molti versi infondata.

Non si può negare infatti che qualche cosa nel meridione funzionava (e bene) anche prima del fatidico 1860; senza voler andare troppo a ritroso nel tempo è bastevole menzionare, a puro scopo esemplificativo e tanto per restare nel nostro comprensorio territoriale, il grandioso polo industriale della valle del Liri, specializzato nella produzione cartaria, uno dei più rilevanti e moderni non solo del sud d’Italia ma d’Europa, che dava lavoro a migliaia di operai. Così come non si può ignorare che la prima linea ferroviaria realizzata nel nostro paese fu la Napoli-Portici, inaugurata nel 1839 dal re Ferdinando II di Borbone.  

Francobollo commemorativo della “Napoli-Portici”

 

E per restare alle cose che funzionavano discretamente, dobbiamo parlare anche del servizio postale a cui i governanti napoletani hanno sempre riservato grande attenzione. Proprio in virtù di tale considerazione, ed alla innegabile influenza di quel grande personaggio che fu il marchese Felice Amati, Roccasecca già nel 1835 poteva vantare il suo ufficio postale, istituzione questa che ha seguito di pari passo, le ristrutturazioni di ordine territoriale ed amministrativo che i vari regnanti prospettarono nel corso degli anni e di cui è opportuno ricostruire, sia pure per sommi capi, l’intricata storia.

Con la legge dell’8 agosto 1806 i Francesi che si erano impadroniti per la seconda volta del Regno di Napoli, procedettero alla sistemazione delle province meridionali. La Terra di Lavoro fu suddivisa nei distretti di Santa Maria, Gaeta e Sora. In quest’ultimo distretto vennero individuati i circondari di Sora, Alvito, Atina, Arce, San Germano (l’odierna Cassino), Cervaro, Colli, Venafro e Roccasecca. Ogni circondario, o come si diceva allora “governo”, a sua volta comprendeva un determinato numero di comuni:

 

 

 

Roccasecca aveva nella sua circoscrizione territoriale Aquino, Palazzolo (l’odierna Castrocielo), Colle San Magno, Terelle, Piedimonte della Badia e Villa (ossia l’attuale Villa Santa Lucia). Nel 1811 il circondario di Roccasecca, in seguito ad una diversa configurazione di quello di San Germano, fu abolito: Roccasecca quindi fu aggregata, assieme a Colle San Magno, al contiguo circondario di Arce. Nel 1832 però, con Regio Decreto di Ferdinando II, datato 18 dicembre, il governo borbonico, pressato dalle continue proteste dell’amministrazione comunale, istituì di nuovo il circondario di Roccasecca che andò a comprendere i comuni di Colle San Magno, Aquino e Palazzolo.

 

Antica stazione di posta (stampa)

 

Qualche tempo dopo, e precisamente il 9 marzo del 1835, il re Ferdinando II, su proposta del ministro delle Finanze, il marchese D’Andrea e nel quadro di una generale organizzazione del “personale dell’amministrazione generale delle poste e de’ procacci”, varata con Real Decreto del 18 maggio 1824, stabilì l’istituzione a Roccasecca di una “officina di posta” atta a “provvedere alla celere distribuzione della corrispondenza”.

 

A tale ufficio, diretto da un “uffiziale contabile” con la retribuzione mensile di cinque ducati, furono aggregati i comuni di Aquino e di Palazzolo, facenti parte del circondario.

Quindi, come è facile intuire, il servizio postale a Roccasecca può già vantare la veneranda età di 168 anni!

 

 

Chissà se allora le cose funzionavano per il meglio; di sicuro, al giorno d’oggi, tante sono le disfunzioni che si ripetono con una frequenza a dir poco disarmante.

Basti pensare, è storia di qualche giorno or sono, che una lettera spedita a Roccasecca Scalo è giunta in quel di Caprile, soltanto dopo una settimana: sette giorni quindi per coprire cinque chilometri o giù di lì! Un piccione viaggiatore avrebbe adempiuto all’incombenza in un tempo minore. Se poi ci si incamminava a piedi, nel giro di qualche ora, la missiva sarebbe giunta di sicuro a destinazione.

Senza considerare poi il frenetico “tourbillon” degli addetti alla consegna della posta che sono ripetutamente sostituiti, senza avere il tempo di conoscere, per lo meno a grandi linee, la zona di loro competenza. Lascio immaginare i disguidi e gli inconvenienti che tale situazione inevitabilmente comporta; e, come al solito, a farne le spese, sono sempre e soltanto gli incolpevoli utenti. Alla luce di quanto accade oggi giorno, in piena epoca post-moderna ed agli esordi del terzo millennio, chissà se qualcuno avrà l’ardire di definire “borbonico” anche questo inconfutabile dato di fatto?

 Fernando Riccardi