Il fascino del vinile: Tick As A Brick    Il fascino del vinile, il fascino dei dischi, dei 45 giri prima e dei 33 dopo ideati per dare una più ampia possibilità di espressione agli artisti, resta immutato nel tempo. Nonostante l’avvento di supporti sempre più sofisticati e perfetti nella resa acustica, dalle vecchie cassette ai cd, pennette, iphone, ipad e chi più ne ha più ne metta, l’interesse per il vecchio album in vinile è addirittura in grande crescita. Esiste ormai un mercato molto florido alimentato dagli innumerevoli mercatini domenicali ma anche dai siti specializzati sul web. C’è chi, come il nostro Direttore, ha ormai una conoscenza e una competenza molto approfondita delle quotazioni dei singoli album. Prezzi che possono variare in relazione alle condizioni di conservazione del vinile ma anche della custodia e della copertina. Anzi, inutile negarlo, il fascino degli album e il culto del collezionismo riceve una forte spinta dall’indubbia bellezza delle copertine. Soprattutto negli anni 60 e 70 è tutto un fiorire di trovate e di idee fantasiose e molto accattivanti per “vestire” i long playng. Non mi sembra esagerato definire come artistiche alcune copertine, sia per la loro veste grafica che per la creatività espressa nella loro realizzazione. Una cura esasperata del packaging che si sarebbe poi irrimediabilmente persa con il tramonto del vinile. Se provate a cercare sul web, oppure se vi affacciate sulle bancarelle di mercatini specializzati e non, trovate una vasta offerta dei vecchi dischi di ogni genere e autore.  Negli ultimi tempi il mercato si è ampliato notevolmente, tanto da diventare una vera mania. Personalmente pur essendo appassionato di musica e da sempre affezionato al vecchio vinile non sono un conoscitore del mercato, per cui spesso ricorro alla consulenza telefonica del nostro Direttore per capire se i prezzi sono adeguati al vero valore dell’esemplare che mi interessa. Comunque se vi addentrate nell’argomento scoprirete un mondo. Del resto molti album dell’epoca sopra citata, a cavallo fra gli anni sessanta e settanta, sono davvero bellissimi e il loro fascino irresistibile per gli appassionati. Di esempi se ne potrebbero fare tanti, io ve me propongo uno che mi sembra particolarmente rappresentativo della tendenza dell’epoca. Vi parlo di Thick As A Brick, capolavoro assoluto dei Jethro Tull. Un album realizzato e inciso esattamente 43 anni fa, nel dicembre del 1971, e pubblicato nel 1972. Per i Jethro Tull allora in piena ascesa sulla scena mondiale del rock, si tratta del quinto disco e segue da vicino un capolavoro come Aqualung. Credo che Thick As a Brick non abbia nulla da invidiare ad Aqualung, anzi probabilmente come idea di base e inventiva sia addirittura superiore a quello che viene generalmente ritenuto come l’album più noto della band capitana da Jan Anderson ed una pietra miliare nella storia del rock. Un vero album Progressive realizzato sulla spinta di una vena creativa brillantissima, partendo da una finzione quasi scenica oseremo dire: l’involucro del disco viene realizzato come un autentico giornale. Nella sua versione originale si apre come un quotidiano e in copertina viene riportata una testata di provincia, il St. Cleve Chronicle, ovviamente finta. In prima pagina compare la foto del bambino Gerald Bostock che rappresenta l’alter ego di Jan Anderson e che viene presentato come un bimbo prodigio. Nell’articolo di apertura del giornale si narra che Bostock, soprannominato Little Milton, all’età di 8 anni vince un premio di poesia ma poi i giudici decidono di squalificarlo imputandogli di aver utilizzato in una trasmissione televisiva una parola volgare e impropria (gore termine inglese che indica una donna che gode sessualmente in modo esagerato). Sempre Bostock viene presentato come l’autore dei testi di Thick As a a Brick. Aprendo la copertina e sfogliandola si possono leggere diversi articoli come un giornale di provincia.   Ci sono cronache, finte pubblicità fra cui il Bingo locale, cruciverba, altri giochi enigmistici, l’oroscopo e una recensione di Aqualung. Una trovata per rispondere in modo ironico ed autoironico alle critiche ricevute da Aqualung, all’epoca non riconosciuto come un autentico concept album. Dopo la prima edizione, nelle successive ristampe la casa editrice Chrysalis Records non replicò il formato “giornale”, ripiegato e sfogliabile, ritenuto troppo costoso. Di conseguenza gli esemplari della prima edizione sul mercato dell’usato sono molto quotati. In occasione del quarantennale della sua pubblicazione, il 5 novembre del 2012,  Thick As A Brick è stato ristampato in vinile insieme a Thick As A Brick 2, album inedito celebrativo realizzato da Jan Anderson. In tale edizione il St. Cleve Chronicle si trasforma nel sito web di St.Cleve. Nella circostanza è tornato alla ribalta Gerald Bostock, che ormai cinquantenne diventa il protagonista di T A A B 2.  Ferdi      Tirato in ballo da Ferdi, e considerando il fatto che nel periodo natalizio qualche idea in più su eventuali regali di Natale non va mai sprecata, sono indotto ad aggiungere qualche ulteriore dettaglio. Effettivamente, dopo l’avvento del vinile, si sono susseguiti molti altri supporti per mezzo dei quali si è ascoltata musica, dalle musicassette ai cd, dalle videocassette ai dvd ed ai blu-ray, passando per gli sperimentali videodischi, laser-disc, fino alle annunciate e mai ufficialmente distribuite “elcaset”.   Attualmente i giovani sembrano ignorare del tutto “l’oggetto” che fornisce la musica, avendolo sostituito con i poco “materiali” files scaricabili da Internet, gratis o a pagamento. Addio copertine particolari, booklet con foto dei musicisti e testi delle canzoni, addio addirittura all’idea di “album”, ora è tutto uno scarica, ammucchia e ascolta in ordine sparso. Eppure, anzi forse proprio per questo abbandono dell’oggetto reale, è tornato d’interesse il supporto da guardare, da tenere tra le mani, come un oggetto di antiquariato. Musicassette e cd ed hanno già un discreto numero di appassionati, ma la parte del leone la fa il vinile, al primo posto nel collezionismo musicale. Oggi l’appassionato può muoversi facilmente, grazie alla Rete, su siti come Ebay e simili, per cercare i dischi mancanti alla propria collezione, avendo a disposizione un mercato mondiale dove andare a cercare il pezzo inseguito da anni. Ultimamente mi è capitato di vendere la doppia cassetta “Living in the Past” dei già citati Jethro Tull ad una collezionista che abita in Tasmania! Però, come dice Ferdinando, i mercatini rionali hanno ancora un fascino particolare, rispetto agli acquisti online, per svariate ragioni. Innanzitutto c’è la possibilità di guardare di persona il disco, verificare lo stato della copertina, degli eventuali inserti e del vinile, senza i rischi che si corrono sul web dove bisogna fare affidamento sulle fotografie messe a disposizione e sulla parola del venditore. Inoltre, se non va dimenticato che il mercatino spesso può presentare lo svantaggio di prezzi esagerati, messi anche un po’ a casaccio (dischi molto comuni venduti a cifre esorbitanti solo perché il cantante si chiama ELVIS o PINK FLOYD) è da tener presente la possibilità di fare veri affaroni, acquistando a pochi centesimi dei pezzi rari, messi in vendita su bancarelle multiformi, tra un posacenere della “Milano da bere” ed una scatolina di Pastelli Giotto. Tornando ai dischi più rari, detto dell’LP formato giornale ben descritto da Ferdi, vediamo quali altri pezzi particolari e rari potrebbero fungere da apprezzatissimi regali di Natale da parte di qualche collezionista. Lasciamo da parte i favoleggiati “acetati” di Elvis Presley del 1953 o la prima stampa di Love Me Do dei Beatles autografato dai Fab Four, che fanno parte più della fantascienza che della realtà dei mercatini, e cerchiamo qualche pezzo di valore non milionario, ma che con molta fortuna potrebbe emergere spulciando qua e là, come un piccolo tesoro. Tra gli LP indubbiamente il BEAT italiano presenta molte rarità soprattutto per quanto riguarda i gruppi, all’epoca definiti “Complessi”; i primi album dei New Dada, dei Rokes, dei Corvi, tanto per citarne tre, sono ricercatissimi, con quotazioni superiori ai 200/300 euro se ben tenuti, mentre i relativi 45 giri d’epoca raggiungono quotazioni di gran lunga inferiori, eccetto forse i primi due dei New Dada, perché furono brani di grande successo e diffusione. In alcuni casi invece il 45 giri è molto raro, quasi introvabile, come nel caso di Lucio Battisti con Luisa Rossi / Era che ha una valutazione vicina i 1.000 euro. Altre volte la fortuna di un 45 giri è data dal colore della copertina! Ad esempio il comunissimo Perdono / UN uomo d’oro di Casco d’oro, all’anagrafe Caterina Caselli, nella classica versione a sfondo bianco non vale più di 10 euro e solo se in condizioni eccellenti, mentre nella più rara versione a sfondo “oro” vale circa 10 volte tanto.   Anche i cantautori mantengono quotazioni molto alte soprattutto relativamente ai loro primi lavori, di solito quelli pubblicati nei primi anni ’60. Fa eccezione Fabrizio De André, del quale il vinile più ricercato è …. l’ultimo, ovvero Anime Salve, del 1996, la cui versione in LP, in un’epoca in cui i vinili stavano quasi scomparendo, ha raggiunto quotazioni notevoli, dai 500 euro in su!   In Italia ha avuto grande seguito il rock cosiddetto Progressive, proveniente in gran parte dall’Inghilterra, grazie a gruppi come E.L.P. , King Crimson, Van Der Graaf Generator, Gentle Giant, Genesis, etc. Quasi subito sono apparsi gruppi similari di origine italica, non altrettanto di successo, ma i cui dischi ora assumono valutazioni di un certo interesse. Pensiamo ai primi due album del Rovescio della Medaglia, Time of Change dei Trip, il primo LP dei Quelli (embrione della futura P.F.M.) fino ai Garybaldi del compianto chitarrista “hendrixiano” Bambi Fossati il cui album Nuda presenta nella primissima stampa una copertina apribile in tre parti che mostra la generosa nudità di una ragazza distesa sull’erba, opera di Crepax, una sorta di Gulliver al femminile sul cui corpo scorrazzano animali selvaggi come rinoceronti, ghepardi, scimmie, etc. Un capolavoro che non vale meno di 300 euro.             Continuiamo questa breve cavalcata sugli album anni 60/70 - rigorosamente prime stampe, non ristampe e repliche successive - con alcuni LP aventi copertine con caratteristiche tali da renderle uniche e ricercatissime: Ogdens' Nut Gone Flake, quarto LP degli Small Faces (1968) la cui copertina riproduce una scatola di tabacco ed è completamente rotonda, come il disco. Molto semplice ma lussuoso Odessa, concept album  dei Bee Gees (1969) con il titolo impresso su una copertina di velluto rosso; ovviamente nelle successive edizioni l’effetto si perde. Altra copertina di grande effetto quella di Physical Graffiti dei Led Zeppelin (1975) con la facciata di un palazzo con le finestre con effetto apertura. Through The Past, Darkly, antologia dei Rolling Stones del 1969, presenta una inusuale copertina ottagonale, molto originale ma complicata da conservare; sempre dei Rolling Stones come non citare la famosissima zip sui jeans di Sticky Fingers (1971).                     "Free Live!" dei Free (1971) era stato creato come una vera busta apribile, con le facce del gruppo come francobolli ed il titolo scritto come indirizzo.    Bellissimo il primo LP dei poco noti Tudor Lodge, gruppo folk-rock di Reading, anno 1971, che si apriva in così tante parti da necessitare di un tavolo abbastanza grande per vedere tutta la copertina al completo. Infatti per fare la foto ho dovuto utilizzare il tavolo della cucina e neanche è venuto completamente. L’effetto “sagomato” è veramente di grande impatto visivo, come anche le illustrazioni rigorosamente in bianco e nero. Un capolavoro.    Cosa dire di Bandstand (1972) dei Family, che riproduce una TV vintage? Edizione di lusso (la parte trasparente con il titolo è di plastica trasparente) per un LP che non ha avuto il successo che meritava.  Vorrei continuare, ma lo spazio è tiranno e mi debbo fermare. Ci sarebbero tanti altri dischi da menzionare, sia di gruppi celeberrimi, sia di personaggi misconosciuti, ma non è detto che non si faccia una seconda puntata. Rimando ai numeri 16-21 dell’Eco per gli articoli dedicati alle copertine dei dischi, in quell’occasione con un’ottica più estetica che collezionistica.  Il Direttore
Sfogliando il giornale ….  (archivio del Direttore) 
La copia del Direttore
L’uomo d’oro nelle due versioni, la più comune e la rara (collezione Direttore)
Il bellissimo LP dei Garybaldi apribile in tre parti (fonte dal web)
Il disco ottagonale dei Rolling Stones nella rarissma versione mono, etichetta rossa (collezione privata del Direttore)
Free Live! Sempre collezione del Direttore
Tudor Lodge, totalmente aperto, copia del Direttore
Bandstand dei Family, dalla collezione personale del direttore
La copia del Direttore
Ric e Fred
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