Quello con i versi di Mario Izzi è divenuto un
appuntamento "classico" su queste pagine. D’altra parte, dopo l’epoca
degli "aneddoti", peraltro non pubblicati intieramente soltanto per motivi
di spazio, la serie di libri dedicati alla poesia ci induce a proporne
sempre di nuove.
Ce n’è una che, secondo lo stesso autore, appartiene al
filone "sentimentale", ed è stata pubblicata sia nella versione in
dialetto che in quella in italiano.
Si intitola "Lontano" e "l’oggetto della
lontananza, a scanso di equivoci, era il borgo natio". I versi furono
scritti in occasione del terremoto del 1984. Scrive l’autore:
La notizia del terremoto del 1984 mi sconvolse. Ero a
Milano.
Le prime frammentarie notizie davano Roccasecca tra i
paesi distrutti. Le notizie successive ridimensionarono per fortuna gli
avvenimenti, che, se non erano disastrosi, erano pur sempre gravi.
Di qui ebbe origine la composizione, che inserirei perciò
nel filone sentimentale, e che ripercorre il nostro Calvario, la nostra
resurrezione ad ogni altro colpo subito, ma nessuno che sia stato capace
di domare la volontà di risorgere.
La lontananza era allora una continua sofferenza, che ho
poi così espressa nei pochi versi che seguono: