Ci sembra interessante pubblicare per intero, dal più volte citato testo "Ciociaria" un brano di Antonio Baldini, datato 1925, in cui si tratteggia la tipica "ragazza" ciociara.

 

CIOCERIA DI BONINCONTRO

"Se le villane di tutta Italia fossero come queste, (scriveva sulle contadine del Lazio meridionale quell’artista e cavaliere di perfetta creanza che fu Massimo d'Azeglio) il loro nome, di sostantivo ch’egli è, non si sarebbe mai mutato in aggettivo".

E io direi che la ruvidezza dell’ambiente pare creata apposta per fare meglio risultare il tipo di delicata bellezza che offrono per molti esempi queste altiere villane. Aspri paesi messi tutti per salita in cima ai monti, neri d’intemperie e di fumo e d’ogni feccia e rancidume di raccolta e di concio, uomini bruciati.dal sole, pelosi e accigliati come briganti; bestie da soma riottose, spelacchiate, irsuti caproni che sbucano con visi di demonio fuori di stregoneschi abituri senz’aria e senza idee: e poi vedete scendervi incontro una di queste belle spose dalla carnagione d’un color bruno pallidissimo, quasi trasparente, dai volti di madonna incorniciati di capelli neri largamente ondulati, dagli occhi grigioscuri, ora languidi e poi d’un subito stralucenti nel sorriso, dalle spalle delineate con ogni morbidezza, dalle mani pulite e ben formate...

Il ricordo delle ciociare in costume, che a Roma offrivano violette al forestiero su per la scalinata di Piazza di Spagna ed altri luoghi raccomandati, può scorrervi fino a un certo punto. La ciociara, come altre buone "specialità" di queste parti, va mangiata sul posto, e quella della scalinata era già una leziosa figura di commedia accomodata per gli acquarellisti di Via Margutta. Una ciociara di razza, che si rispetti, ne vuole tempo prima che arrivi a porgerti un fiore! D’altro canto, non so nelle campagne, ma è certo che nei maggiori abitati di Ciociaria (il ciociaro pronuncia: Ciocerìa) le ciòce e l’altre parti di quella mascherata di Piazza di Spagna oggi come oggi non si vedon più che al piede e indosso di qualche vecchia; e la domenica le ragazzine già abituano il piede, per questi ronchiosi lastricati, a calze e scarpette bianche.

Ora non v’aspettate di vedermi piangere sulla scomparsa delle ciòce. Resta, bene in piedi, la ciociara. Anzi vorrei dire che l’armadura della ciòcia toglieva d’apprezzare al giusto merito una delle parti che maggiormente temono il confronto della perfezione: dico il "fucile" e la polpa delle gambe, che pianella e scarpette mettono invece nel dovuto rilievo. E quanto a questo, evviva la faccia dei paesi fabbricati in salita! Quel continuo esercizio del salire e dello scendere, mentre sviluppa i muscoli della gamba, gli adusa alla prontezza dello scatto e conferisce alla persona un’andatura piena di slancio e che, una volta poi trovato il piano, ritiene qualche cosa della danza.

Tipica bellezza ciociara

Altra grazia particolarissima aggiunge all’andalatura di queste donne l’uso di portar dei pesi, anche ingenti, in bilico sul capo e sempre poggiando e scendendo per queste seliciate alla malandrina, come ceste ricolme di biancheria, mastelli di granaglie e, avanti e indietro dalla fontana, conche di rame per l’acqua. Eretta ed immota la testa incercinata sotto il peso, le ciglia abbassate per vedere dove mette il piede, ti par di vedere la statua camminante della Modestia; ma col mutar del passo le spalle fanno un movimento come se il busto accennasse dolcemente a svitarsi, che si propaga più risentito alle anche, dove l'accentua lo sdondolìo della gonna a cannelloni: ed ecco che quasi ti comincia a parer Salomè nel primo ingresso della danza.

Ci sono delle ore del giorno in cui tutti gli uomini sono per i campi a lavorare.

 

 

 

 

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