| CIOCERIA DI BONINCONTRO
"Se le villane di tutta Italia fossero come queste, (scriveva
sulle contadine del Lazio meridionale quellartista e cavaliere di perfetta creanza
che fu Massimo d'Azeglio) il loro nome, di sostantivo chegli è, non si sarebbe mai
mutato in aggettivo".
E io direi che la ruvidezza dellambiente pare creata apposta per
fare meglio risultare il tipo di delicata bellezza che offrono per molti esempi queste
altiere villane. Aspri paesi messi tutti per salita in cima ai monti, neri
dintemperie e di fumo e dogni feccia e rancidume di raccolta e di concio,
uomini bruciati.dal sole, pelosi e accigliati come briganti; bestie da soma riottose,
spelacchiate, irsuti caproni che sbucano con visi di demonio fuori di stregoneschi abituri
senzaria e senza idee: e poi vedete scendervi incontro una di queste belle spose
dalla carnagione dun color bruno pallidissimo, quasi trasparente, dai volti di
madonna incorniciati di capelli neri largamente ondulati, dagli occhi grigioscuri, ora
languidi e poi dun subito stralucenti nel sorriso, dalle spalle delineate con ogni
morbidezza, dalle mani pulite e ben formate...
Il ricordo delle ciociare in costume, che a Roma offrivano violette al
forestiero su per la scalinata di Piazza di Spagna ed altri luoghi raccomandati, può
scorrervi fino a un certo punto. La ciociara, come altre buone "specialità" di
queste parti, va mangiata sul posto, e quella della scalinata era già una leziosa figura
di commedia accomodata per gli acquarellisti di Via Margutta. Una ciociara di razza, che
si rispetti, ne vuole tempo prima che arrivi a porgerti un fiore! Daltro canto, non
so nelle campagne, ma è certo che nei maggiori abitati di Ciociaria (il ciociaro
pronuncia: Ciocerìa) le ciòce e laltre parti di quella mascherata di Piazza di
Spagna oggi come oggi non si vedon più che al piede e indosso di qualche vecchia; e la
domenica le ragazzine già abituano il piede, per questi ronchiosi lastricati, a calze e
scarpette bianche.
Ora non vaspettate di vedermi piangere sulla scomparsa delle
ciòce. Resta, bene in piedi, la ciociara. Anzi vorrei dire che larmadura della
ciòcia toglieva dapprezzare al giusto merito una delle parti che maggiormente
temono il confronto della perfezione: dico il "fucile" e la polpa delle gambe,
che pianella e scarpette mettono invece nel dovuto rilievo. E quanto a questo, evviva la
faccia dei paesi fabbricati in salita! Quel continuo esercizio del salire e dello
scendere, mentre sviluppa i muscoli della gamba, gli adusa alla prontezza dello scatto e
conferisce alla persona unandatura piena di slancio e che, una volta poi trovato il
piano, ritiene qualche cosa della danza. |
Altra grazia particolarissima aggiunge
allandalatura di queste donne luso di portar dei pesi, anche ingenti, in
bilico sul capo e sempre poggiando e scendendo per queste seliciate alla malandrina, come
ceste ricolme di biancheria, mastelli di granaglie e, avanti e indietro dalla fontana,
conche di rame per lacqua. Eretta ed immota la testa incercinata sotto il peso, le
ciglia abbassate per vedere dove mette il piede, ti par di vedere la statua camminante
della Modestia; ma col mutar del passo le spalle fanno un movimento come se il busto
accennasse dolcemente a svitarsi, che si propaga più risentito alle anche, dove
l'accentua lo sdondolìo della gonna a cannelloni: ed ecco che quasi ti comincia a parer
Salomè nel primo ingresso della danza.
Ci sono delle ore del giorno in cui tutti gli uomini sono per i campi a
lavorare.

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