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Tradizioni popolari ciociare
Calendimaggio a Ferentino
Il primo maggio, fin
dall’antichità, è stato un giorno riservato ai riti di propiziazione
della maturazione dei frutti della terra, ed agli auspici di un
abbondante raccolto. Già nell’antica Roma si celebravano le
"Ambarvalia": durante la giornata del 30 aprile venivano pulite e
lustrate case, stalle e ovili. La festa poi durava tutta la notte,
con le case illuminate da fiaccole poste sui davanzali delle
finestre e grandi falò accesi nelle aie.
Il primo maggio si usava
offrire ai poveri ciambelle fatte con farina e noci.
Al tempo di Traiano, nel
secondo secolo dopo Cristo, ebbe inizio una tradizione secolare in
quel di Ferentino. Aulo Quintilio, Quaterviro per l’edilizia, per la
giustizia e Prefetto dei fabbri, pensò di mettere da parte un fondo
annuo per la ricorrenza del primo maggio. Acquistò alcuni fondi
demaniali e li lasciò per testamento al Comune di Ferentino.
Singolare il modo in cui detto lascito venne scritto: le volontà di
Aulo Quintilio furono incise su una grande pietra nelle adiacenze di
Porta Casamari. Veniva stabilito che le rendite dei suddetti fondi
demaniali, ammontanti a quattromila sesterzi annui, fossero
distribuite ai cittadini bisognosi in denaro, focacce e vino. Con le
rimanenze annuali, la Curia degli Edili doveva elargire trenta moggi
di noci e sei urne di vino ai ragazzi di Ferentino, senza
distinzione di censo.
La festa fu perpetuata
anche nella successiva età cristiana, ed il Vescovo di Ferentino
pensò bene di sostituire l carattere orgiastico della solennità
pagana, con la devozione per il Santo Patrono. All’antica usanza fu
unito l’anniversario del martirio di Sant’Ambrogio, il centurione
romano fatto decapitare da Daciano nel 308 a Ferentino, durante le
persecuzioni ordinate da Diocleziano. A Ferentino, il primo maggio
si festeggia dunque anche la festa patronale di Sant’Ambrogio.
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Il testamento
di Aulio Quintilio
inciso sul
muro
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