
La Chiesa di San Tommaso ed i ruderi del Castello che lultima
notte dellanno assumono un aspetto ancora più fiabesco e suggestivo.
Eccone alcuni esempi:
Chesta è la canzone de Capedanne.
Bone, bonanne, tutte le feste sò de Capedanne.
Addumane che cè la prima degli anne
a Giuanne gli dia gliu boni bonanne.
Oppure, più comune nelle zone di Veroli e Ferentino:
Bondì, bonanne
arapri larca, chè Capedanne.
In alcuni paesi i cantori snocciolavano questa filastrocca, tendendo il
busto in avanti, e portando la mano allorecchio, nellatteggiamento di chi sta
attento per percepire lo scricchiolio delluscio che sta per aprirsi (della casa
sotto la quale si erano messi a cantare). Se la porta rimaneva chiusa, continuavano così:
Me sò partito da luntane apposta
pe venì a rutruvà la cummare,
gli compare e glamici nostri.
Toglie la chiave de sarcuccia,
chelle che ce stà dent è roba nostra.
Cheste lu lasse a vuia, fior de murtella,
se ci vulite dà ca ciammella;
si invece de ciammella è na pollastra
ce la magname tutta fino a Pasqua.
A questo punto, se la casa del questuato continuava a restare
serrata, i giovani in coro cercavano di sollecitarne lapertura, invocando alle volte
linclemenza del tempo:
Ci tira na strinella secca secca
nun me fa più penà, sì benedetta!
Dopo altre strofe, se il padrone di casa fingeva di dormire, si passava
scherzosamente alle minacce:
Dacce na zazzicchia e na ciammella
sinnò imo a dà foco a sta capannella.
Finalmente le porte si aprivano ed il gruppetto veniva accolto in casa,
rifocillato e, in alcuni casi, ricoperto di doni in generi alimentari che avrebbero
costituito il pranzo per il giorno successivo, primo dellanno nuovo.
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