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Ricordo di Luigi
Colacicchi
a 100 anni dalla
nascita
Il 28 marzo 1900 nasceva in Anagni Luigi
Colacicchi musicista e cultore della musica, soprattutto
quella popolare. Frequentò il Liceo Musicale di Genova e completò gli studi
all’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Ottenuta una borsa di studio presso la
Columbia University di New York, andò negli USA dove si specializzò in Storia
della Musica e Composizione. Fu insegnante all’Accademia Nazionale della Danza,
fondatore del primo Coro Polifonico dell’Esercito e del Coro dell’Accademia
Filarmonica Romana, corrispondente della rivista Musical America e collaboratore
di Italia Letteraria, Nuova Antologia e Rassegna Musicale. Come musicista fu
autore di numerose composizioni, come le musiche del balletto La bella
addormentata nel bosco e la polifonia Cantano i galli; con il coro da lui stesso
diretto vinse l’Oscar della musica polifonica nei primi anni ‘60.
Noi ricordiamo il Colacicchi soprattutto per la
sua passione per le tradizioni musicali popolari, in particolare per il folklore
della Ciociaria. Egli ha avuto il merito di compilare "I Canti popolari della
Ciociaria" (1934-1936) opera ricca di antichi canti d’amore, canzoni a dispetto,
stornelli, ninne nanne e canti religiosi, raccolti dalla viva voce dei contadini
e dei pastori della Valle del Sacco, del Liri, del Fibreno, della Conca di Sora
e del Cassinate. Un vasto mondo musicale riportato alla luce con grande
esperienza e perizia, con la capacità di rendere organica una materia
apparentemente frammentaria e dispersa. Nel 1949 diede corpo ad una serie di
interessantissime raccolte discografiche, contenenti sia registrazioni "in
loco", sia rielaborazioni di brani tradizionali presentate dal suo coro. L’opera
del Colacicchi sui Canti Popolari Ciociari è stata più volte oggetto di
pubblicazione da parte dell’Eco, prova ne sia la serie di articoli scritti
dall’amico musicista e musicologo Gianfranco Molle. A 100 anni dalla sua nascita
vogliamo rendergli omaggio con le sue stesse parole:
"L’amore, il dolore, il fascino della natura
suscitano nell’animo del ciociaro echi limitati, di ragione diremmo pratica. Il
canto ciociaro non è dispersivo, ma concentrato. E’ un canto tutto cose, tutta
sostanza. Aderisce ai sentimenti e ai fatti come un linguaggio semplice e
sbrigativo. In fondo è un linguaggio esso stesso: un gregoriano in
dialetto".
R.M.
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Da "I canti popolari della Ciociaria"
L'organetto e' uno strumento che accompagna usualmente i
canti ciociari, all'infuori delle pastorali natalizie che si accompagnano
con il piffero e la zampogna. Le armonie praticate sono semplici,
generalmente si limitano agli accordi di tonica, dominante e
sottodominante. Soltanto nei canti lenti, oltre ad accompagnare,
l'organetto eseguisce degli intermezzi solistici interessanti per il ritmo
e il giro armonico, ma melodicamente derivanti da vecchie canzonette
di varia provenienza. In contrasto il canto e' lento, aritmico e come
sospeso nell'aria, l'organetto eseguisce dei pezzi svelti, vivaci,
fortemente accentati, che con il canto non hanno nulla a che fare (canzone
di Giuseppe Mastrilli, Me so' ficcata 'na spina aglie core).
Luigi Colacicchi
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