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Il dialetto ciociaro
In questo specialissima edizione dellEco di Rocca-secca, abbiamo
preparato, grazie alla sapiente e dotta collaborazione di personaggi come Carlo Della
Porta, Antonio e Ferdinando Vicini, Franco Nardi e Vincenzo Lorino, un corposo
articolo-saggio sul dialetto ciociaro, con riferimenti particolari a voci e detti di
Roccasecca, Atina, Arce e Colfelice. I nostri collaboratori meno giovani hanno fornito
espressioni provenienti direttamente dalla loro esperienza di vita, trattasi dunque di fonti
tramandate e non scritte; i più giovani hanno invece effettuato ricerche su testi
pubblicati in varie epoche (in realtà non sono molti) sullargomento in questione, e
siamo in questo caso in presenza di fonti scritte.

Veduta di Roccasecca Alta tra gli anni 50 e 60.
Può sembrare esagerato effettuare una ricerca differenziata in
cittadine che fanno parte della stessa zona, dove, apparentemente, si dovrebbe parlare lo
stesso dialetto. E così soltanto in parte, perchè, molto spesso, sia pure di poco,
le espressioni cambiano. Se a Roccasecca si dice abbodinà, intendendo avvolgere,
a Colfelice si preferisce la versione abbidinà, e nella vicina Arce abbedinà.
Allo stesso modo troviamo che ragnatela per i roccaseccani è babbalocc e per
i vicini di Colfelice babbalott, e così via.
Nella prima parte tratteremo di alcune forme dialettali roccaseccane,
non dilungandoci moltissimo, avendo già pubblicato diverse puntate sullargomento
nei numeri scorsi, a firma Carlo Della Torre.
Sò morte che nce canta glorgane
(neanche lorgano suona per questi morti, vale a dire non
ne vale la pena)
Se glè ittàte allalma
(se lè tirata)
Chi pe rasse e chi pe nicce
(chi per piacere e chi per dovere)
Hi, na meta e paglia
(descrizione di errore grossolano in campo calcistico)
Vacce a ittà nu vaghe de miglie
(letteralmente un granello di miglio non cadrebbe, si
intende descrivere un posto gremito)
passi loche = passa via! (grido per scacciare lontano cani o
gatti)
frusti loche = espressione similare a quella sopra
te qua =
richiamo per cani
(il contrario dellespressione precedente)
appilare, appilà
(
contr. spilare, spilà)
=
tappare, chiudere (una bottiglia, una botte)
aprire, stappare (idem)
cagnare, cagnà =
cambiare, modificare
pazziare, pazzià =
giocare
pazziareglie =
giocattolino
ohì =
o, guarda!
feregna o eregna=
(volgare) esclamazione di stupore come
caspita, accidenti, etc.
camele =
sempliciotto, sciocco, stupido, idiota
canala =
grondaia
ntreseca =
fessura, pertugio
spallata = diroccata
(dicesi di casa, rudere)
vimegle =
mulinello
zì, zizia
=
zia
Passiamo ora ad alcuni proverbi, detti e parole provenienti dalla
deliziosa città di Atina.
A lavà la testa agl'asenece ce se remètte fatìa i sapòne
(del tutto inutile lavare la testa di un asino)
Dù toucche e campana ntire ecarrozza quatte mattùne
(il funerale di un povero in canna)
Nte murì, se nò na chiagnuta e na magnata de maccarùne e
tutte è fenite
(si apostrofavano così per burla le persone molto anziane)
La uita è naffacciata e finestra
(considerazione di una centenaria)
Quanne la botta se chembronta che glie cellitte
( letteralmente: quando il colpo - di fucile - colpisce
luccello, vale a dire unottima coincidenza)
Chi va che gli ciuoppe mpara a ceppecà
(chi va con lo zoppo impara a zoppicare)
Natale che glie sole, Pascue che gli tizzòne
( Natale
con il caldo, Pasqua con il freddo)
Sparte pourche remana menuzze
(divisione di proprietà)

Il Palazzo Ducale di Atina in una rara cartolina del 1925
Fafocchi
(tagliolini con cotiche e fagioli cannellini serviti nella classica
pignatta di terracotta)
Glabbuotte (di Casalvieri)
(involtini fatti con interiora di pecora)
Cecamariti, cruspole, sesamelli, pepatelli
(castagnole ed altri dolcetti tradizionali)

Antichi mestieri
O spazzacamine = lo spazzacamino
O ciuciaro = il robivecchi
O falegname = il falegname
O sampegnare = lo zampognaro
Glie sartur e =
il sarto
Glie scetagnare =
lo stagnaro
Glie ferrare = il fabbro
Glie cannicciare = il lavoratore di canne per cesti, sedie, etc.
Glie arrotine = larrotino
Glie iasene = lasino
Glie joughe= il giogo, il collare dei buoi
Glie fecurale = il focolare
Glie chetture de rame = il paiolo di rame
Glie bacile = il bacile
Glie fuosse = il fosso
Glie macere = i muricciuoli
scartafeglià o scartccià =
spogliare le pannocchie
O sericche = il bastone di legno appuntito
La tijana = il tegame
La pegniata = la brocca in terracotta
Concludiamo questa scorribanda dialettale con alcuni proverbi e parole
caratteristici della zona di Arce e di Colfelice. Laddove la traduzione è semplice, non
abbiamo ritemuto opportuno inserirla.
Gliu porche è bone nanne, glamice sò bone sempre
Criste ncele gli adòcchia i nterra gli accòcchia
Ittà la prèta e nasconne la mane
Chi leste vò murì, agliu mese de marze sedda scuprì
Te sì abbramate = sei diventato avido
Chi arrète me parla arrète gli tenghe
(non considero chi mi parla alle spalle)
Quanne a riglie e quanne a cappone
(letterale: quando a grillo e quando a cappone, cioè a volte va
male e a volte va bene)
Chelle che nen ze fa, nen ze sa
(la verità viene sempre fuori)
Comme iamme? Nè nterra nè ncima
(Come stai? Così così)
Va a retoglie gliu mile ncanna agliu porche
(Quello che è fatto è fatto)
Nen te mette ncòmmede
(non ti disturbare)

Ciociara in costume in una vecchia fotografia

Donne ciociare nel tipico trasporto di pesanti ceste colme di panni
appena lavati, e di conseguenza molto pesanti, poggiate su un
fazzoletto arrotolato sulla
testa.
Abbelà =
sotterrare, ricoprire con la terra,
seppellire
Ammàdreche
= fango, mota
Arcaveglie = arcobaleno
Ciuppata, streppigna = razza, stirpe
Iattacèca = il gioco della moscacieca
Gliuceccattèlla
= lucciola
Magnaròla = mangiatoia, greppia
Mazzamaureglie = vortice
nciauglià = farfugliare, borbottare
nculepuzzàrese = inclinarsi
Pèveta = peto
abbittinà = riavvolgere, raggomitolare
Riabbà
= imitare qualcuno allo scopo di prenderlo in giro
Sciuvrellìrese = perdere la ragione
Zazzavardone = contadino isolato zoticone
Ovviamente quelle che abbiamo pubblicato non sono che una piccola parte
delle parole ciociare esistenti, questo voleva essere un modo per farvi passare
gradevolmente un po' di tempo ed un invito a farcene pervenire di altre. Abbiamo di nuovo
lanciato una rete, come in altre occasioni, nella speranza ed anche nella certezza di
raccogliere presto risultati da offrire a tutti voi affezionati lettori dellEco.
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