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La Cannata

Donna con cannata riempita alla fontana di Roccasecca Alta
I meno giovani tra di voi avranno sicuramente impressa nella memoria
una immagine: donne roccaseccane che si fermano presso una fontana, riempiono di acqua
fresca la grossa "cannata", se la rimettono, apparentemente senza troppa fatica,
appoggiandola su un fazzoletto o un panno arrotolato sulla testa (cercine), e riprendono
tranquillamente la strada di casa continuando a chiaccherare come se niente fosse. Alle
volte la strada che porta a casa è impervia, sconnessa, in salita o in discesa,
acciottolata, ma loro non si scompongono e procedono il cammino con queste enormi brocche
che dondolano sulle teste ma rimangono ben ferme fino allarrivo a destinazione.
Ma che cosa è questa cannata? Un nome a noi familiare ma a tante altre
persone e genti del tutto estraneo? In un libro di A. Germani "Arrénneme gliu
fazzelettòne", un dizionario del dialetto, alla voce cannata
leggiamo: Orcio di terracotta con anse. Istoriata con semplici disegni stilizzati,
provvista di un beccuccio a tubo, un tempo veniva utilizzata per il trasporto
dellacqua potabile dalla sorgente (surgiva) o dal pozzo ed anche per
conservare lacqua fresca; veniva collocata su una pietra o su un tavolo al fresco
dopo averla coperta con un fazzoletto impregnato di acqua. Le nostre donne la portavano in
equilibrio agevolmente sulla testa, servendosi di un cercine (spara): la
consuetudine di tale operazione conferiva loro quellandatura nobile che estasiava i
pittori impressionisti francesi che si servivano, in gran parte, di modelle ciociare. La
cannata resta un elemento caratteristico del costume ciociaro".
Possiamo ricordare che i semplici disegni di cui si parla sono di
colore sosso scuro e che esistevano diverse grandezze per questo contenitore dacqua
panciuto e con due manici, anche se quella più usuale aveva un altezza di circa 50
centimetri. Inoltre anche le cannate fuori uso venivano ancora utilizzate, per trasportare
lacqua ramata.
Ora nessuno le usa più per questi scopi pratici. Le cannate vengono
vendute come souvenir, in varie forme, anche piccolissime, come quelle da noi acquistate
qualche tempo fa a Pastena, allingresso delle celebri grotte, con la scritta
impressa "Ricordo di Pastena". Chi ha la fortuna di averne qualche copia
originale ne fa bella mostra in casa o in giardino. Di recente ne abbiamo potuto ammirare
due superbi esemplari, conservati benissimo, nella casa di Celestino e Maria Rita a
Castello (vedi foto in basso).
Sempre secondo il Germani, esiste un termine meno usuale e noto con cui
si indica la cannata, ed esattamente "ricciòla", particolarmente nelle zone di
Arce, Roccadarce e Colfelice.
Concludiamo con un indovinello, la cui soluzione era perlappunto
loggetto con il quale vi abbiamo intrattenuto su questa pagina.
Indovinello
Tè gliu coglie i nen tè la ciocca
Tè le vraccia i nen tè le mane
Tè gliu cure i nen tè gli pede
nduvina chedè?

| Una delle stupende cannate conservate nella casa di Celestino e
Maria Rita in località Castello. Esemplari così perfettamente ben tenuti sono oramai
cosa rara nella nostra città. Complimenti ai possessori! |
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