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Canti popolari in Ciociaria
LA TRADIZIONE ORALE
(parte prima)
| Ricordo che
tanti anni fa parlavo con mia nonna e mio nonno, contadini, delle
canzoni che loro cantavano da giovani. Era il periodo che andava
molto di moda la musica popolare ed io, solleticato dalla stessa
curiosità di tanti, andavo riscoprendo le mie radici, e quale
miglior modo di farlo se non con quei due personaggi che facevano
parte della mia stessa vita? All’epoca avevo trovato un libro del
Colacicchi che parlava dei canti popolari di Ciociaria; sul quale
per ogni canto veniva riportato il paese dove era stato raccolto.
Verificavo, soprattutto con mia nonna, i canti provenienti da
Pontecorvo e da Roccasecca. Le feci poi ascoltare un canto di Sora,
chiedendole se lo conoscesse. Mi rispose di no.
Il canto faceva cosi’
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Suonatori a Roccasecca (foto
Gigione) | |
| Me l’ha ditto ne signore
Che mannaggia chi se’ nsore
Chi le pensa le nsura’
Ca la moglie ci ha da fa
Che la moglie e’ na catena
Non se po’ piu’ scatena’.
Ohi oh li, ohi oh la
Mo’ te racconto come va.
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Mesi dopo passando in cucina l’ho
sentita cantare quel canto con il testo preciso preciso.
Impossibile, pensai a mente mia.
Eppure mi dovetti arrendere alla realtà. Pensai anche: "si è vero
che lei ha una memoria di ferro, ma questo non basta a spiegare il
tutto". Alla fine la spiegazione che ne diedi era che lei,
abituata a mandare a mente tutto quello che sentiva, era allenata a
farlo come chiunque fosse abituato ad essere veicolo di tradizione
orale e a dover ricordare bene, se voleva tenere da conto il suo
piccolo tesoro di cultura. Un po’ come gli uomini-libro di quel
famoso film di fantascienza. Da lì ho capito che chi ha uno spartito
davanti difficilmente riesce a ricordare a memoria un pezzo musicale
e che chi recita una poesia leggendola dal libro difficilmente
riesce a mandarla a mente.
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Suonatori a Roccasecca; tra loro anche il
nonno di Gianfranco (foto Gigione) |
| Quanno gli ome ha misso gli
baffe
Ci abbisogna la mugliera
Non so’ modi e non maniera
Ca la femmina ce vo’,
Povere donne, povere donne
Pe glie puci la notte non dorme
Mo’ pe glie puci, mo’ pe glie guai
Povere donne non dormono mai.
Ohi oh li, ohi oh la
Mo’ te racconto come va.
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| Le persone stesse erano veicoli per la
divulgazione di ogni genere di tradizione culturale. Come con il
virus dell’influenza, c’era bisogno del contatto fisico per la
propagazione.
| Mo’ che giunta primavera
Ogni ceglio fa gli nido
Ogni donna vole marito
Ma non ce se po’ nega’.
Ohi oh li, ohi oh la
Mo’ te racconto come va
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E la tradizione orale non è solo
questo. E’ una cultura in continuo mutamento: si cambia una parola
lì, s’aggiunge una strofa là, si cambia una cosa incomprensibile con
una cosa comprensibile, ma lo spirito resta sempre lo stesso; cambia
il testo, cambia la musica, ma la sostanza è sempre la
stessa.
Esempio tipico è Maria Nicola, cantata
in cento modi diversi in tutto il sud :
Te si fatta la permanete
Ne Marie’, ne Marie’
Te si fatta la permanente
Co gli soldi de gliu tenente
Ne Marie’ ne Marie’
Lassa mammeta e viene cu me.
Qui di seguito la versione
raccolta dal Colacicchi nel sorano:
Te si fatte je riccie n’fronta
Chi te ‘ialliscia e chi te i’apponta
Pour’a tte Maria Neco’
Maria Necola mia
Chi te l’e’ fatte fa
Siue na bella pedecona
Te petiue mareta’
Te si missa la uesta roscia
Quante cammine te recunosce
Pour’a tte Maria Neco’
Maria Necola mia ….
A ie ponte ‘e Balzerane
Se te sciagura te ua mmane
Pour’a tte Maria Neco’
Maria Necola mia …..
Te si’ misse i’aneglie aa ie dite
Uatt’a refrega ch t’e’ marite
Pour’a tte Maria Neco’
Maria Necola mia ……
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Nella versione del Colacicchi si può notare
l’incontro dell’uomo di cultura ufficiale (maestro di musica ) con la
musica popolare. Prima difficoltà: incanalare in una versione unica il
canto raccolto, fotografandone la natura in un preciso momento, senza
possibilità’ di cambiamento e secondo i canoni della musica ufficiale.
Seconda difficoltà: tradurre i versi e gli umori della sua natura
popolare; il verso "A ie ponte ‘e Balzerane Se te sciagura te ua mmane"
viene tradotto con "Al Ponte di Balsorano se ti scivola ti va a male" e
noi tutti sappiamo che il senso è un altro.
Ma comunque è difficile descrivere una cosa
che muta, che è viva finché c’è qualcuno che la porta a mente e che la
racconta a qualcun’altro. E quando muore l’ultimo depositario, va via
anche quel pezzo di cultura. Ecco allora che l’opera dello studioso
diventa importante per un ricordo storico.
(prima puntata)
G.M. |
Indice Ecocultura
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