Giorno di festa e di novità. Tra
il brusio della folla assiepata intorno alla cattedrale si levano voci dargento. Con
gli adulti dalla campagna son venute le "cantarelle" a recare la buona novella
in un serto di canti rusticani. Sono creature dagli otto ai dodici anni: vanno a coppie e
vengono da luoghi diversi: da Santa Francesca e dalla Vittoria, dal Giglio e dalle Prata.
Portano il paniere per le offerte, e un bastoncello, addobbato a modo di conocchia, con su
legate le divozioni: nastri scarlatti, gialli, bianchi, rosari e crocifissi. Un panno
candido lo avvolge quando camminano o tacciono; ma se si desidera udirle, e
saccenna, slegano e svolgono delicatamente loggetto, pongono i capi inchinati
luno contro laltro al di sotto di esso e cantano entrambe:
"Ekke la palma a chi vò fa pace..."
E il saluto mattinale, il primo, simboleggiato dalla umile pianta
che questa terra grigia di desolazione più affonda le radici per suggere, ovunque sia
unombra di humus, gli alimenti del suolo, e quella che più si avvicina agli uomini
che la coltivano. Perciò nei canti della Resurrezione non è possibile dimenticarla. Essa
medesima è un insegnamento, essa chè cibo e luce. Se ha chinato la fronte alle
nevi e al sole estivo, se alla furia dei venti ha mostrato largento nascosto della
sua chioma, se la tenacità ha soggiogato le asperità del terreno - e nulla ha chiesto
per sè e tutto ha dato - quale simbolo più certo per gli uomini in cerca di pace? E
intorno al saluto dell Ulivo tanti quadretti di vita religiosa quanti ne può
scavare la fantasia popolare della testimonianza evangelica, rilevati con pochi tratti che
riescono tuttavia a evitare quel senso dasciuttezza e di stilizzato che in altri
luoghi, quasi sempre saccompagna. La grazia e la delicatezza chè in essi fa
invece pensare che, come sono bambine e fanciulle quelle che li cantano, debbono essere
medesimamente donne le ignote creatrici:
"Ke bella è la Madonna quanne lava:
lava gli panni de Nostro Signore.
Ke bella è kella prèta a do gli sbatte
se ce faceano bianchi senza sapone.
Ke bellu è kellu prato a do gli spanne:
ce iventèano tutti quanti fiùri.
E San Giuseppe ce li ripieghèva,
e a na cassuccia doro gli metteva,
co na chiavuccia doro gli nzerreva ...
Sì: oggi i beati del paradiso scendono in terra per vivere la vita
dura di tutti i giorni, per reggere il braccio agli uomini che si travagliano nel lavoro,
per bendare le piaghe dei mortali. E il manto della Vergine è davvero la speranza
azzurra, simile alla cosa più bella - e forse solamente bella - della terra ciociara: il
cielo. Oggi lidillio dellinfanzia di Cristo rivive in cuori traboccanti di
poesia, poesia tessuta coi fili più ricchi di colore, dinnocenza, dintimità.
E il canto che laccompagna è una vena di dolce malinconia, che sarresta
improvvisa, contempla, per rompere in un grido di gioia e poi morire sospirando:
"Ekke la palma a chi vò fa pace: ohi, la pace..." |