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Cucina:
Dolci a confronto: dalla Finlandia alla Ciociaria
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L’estate, si sa, è la
stagione dei piatti freddi. In tutte le rubriche culinarie di
giornali e riviste è un pullulare di decine e decine di modi diversi
per preparare paste fredde, insalate di riso freschissime, carni
fredde, macedonie di frutta freddissime, fino ad arrivare ai dolci,
semifreddi e gelati, ed al caffè, freddo naturalmente. Per non
creare dunque noiose ripetizioni che potrebbero portare i nostri
lettori a disertare un articolo "già letto" in questo periodo,
dedichiamo lo spazio cucina a due ricette decisamente fuori
stagione, una natalizia, proveniente dalla fredda Finlandia, l’altra
pasquale, di origine ciociara.
Parliamo in entrambi
casi di dolci.
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La torta di frutta finlandese può essere definita sicuramente uno dei piatti
classici della cucina tradizionale finnica. In ogni casa, a
Natale, sulla tavola imbandita sotto l’immancabile abete
decoratissimo, non può mancare questa delizia dei palati più
golosi. Il dolce in questione è particolarmente ricco di aromi
e di … calorie, ma il risultato è decisamente invitante,
pertanto uno strappo è certamente permesso. Premettiamo che
alcuni ingredienti possono lasciare un pò interdetti
soprattutto coloro che non hanno molta dimestichezza con aromi
particolari, quali il cardamomo e il ginger; ma siamo certi
che, al di là della lista degli ingredienti della ricetta
ufficiale (che trascriviamo doverosamente nella versione
canonica) la torta verrà buonissima anche in mancanza di un
pizzico di qualcuno dei suddetti ingredienti. Insomma, fate un
pò voi. In fondo se non la offrite ad un finlandese di stampo
tradizionale, chi volete che se accorga?
Veniamo alla preparazione.
In
una capace terrina (si comincia sempre così sui libri di
cucina, anche se in casa nessuno direbbe mai: "mi passi una
terrina per impastare la farina?", a meno che non sia il
figlio del Devoto-Oli o dello Zingarelli) si mescolino 500
grammi di farina di segale e 500 grammi di farina bianca,
aggiungendo un pizzico di sale, due prese di cannella, nonché
una spruzzatina di ginger e un’altra di cardamomo. In
precedenza avrete preparato i seguenti tipi di frutta secca:
100 grammi equamente suddivisi tra arance e cedri canditi,
tagliati a dadini; 150 grammi di fichi secchi in pezzi
piccoli; 200 grammi di prugne secche, sempre a pezzettini; 200
grammi di uvetta lasciata in ammollo in acqua tiepida.
Sistemate da qualche parte sul tavolo tutta questa roba e
dirigetevi verso i fornelli, dove metterete a bollire una
grossa pentola con 200 grammi di miele purissimo, 50 grammi di
burro e 300 di zucchero, mescolando con un cucchiaio di
legno.
Intanto si prepara un composto con 20 grammi di lievito
stemperato in acqua tiepida e 6 uova. A questo punto è
arrivato il momento di impastare tutto quanto avete preparato:
la farina speziata, il lievito con le uova, lo zucchero e il
miele sciolti, aggiungendo per ultime la frutta secca e la
frutta candita. Accendete il forno a fuoco basso ed infornate
due teglie riempite a metà con l’impasto, avendole
preventivamente imburrate e spruzzate con un velo di
pangrattato sul fondo. Per la cottura, sempre a bassa
temperatura, occorre almeno un’ora e mezza. Lasciate
raffreddare per bene prima di togliere le torte dagli
stampi. |
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La
pigna è un dolce che tutti i ciociari conoscono
bene, essendo uno dei pilastri della tradizione ciociara del
periodo pasquale.
Ad un primo e
superficiale impatto, potrebbe somigliare alle pizze di Pasqua
ben note, provenienti da altre zone, come la pizza di Terni,
quella romana, la stessa colomba, etc. Ma la pigna ha un gusto
tutto suo, particolare, forse perché aromatizzata. Ha
l’aspetto di un ciambellone alto, con il foro al centro o
compatta come un panettone, ed è ricoperta di una glassa di
chiara d’uovo ricoperta di tantissime palline di zucchero
coloratissime. Come leggiamo sulla guida "La Ciociaria verso
il Giubileo del 2000" (Telinform, dic. ’97) "è’ forse il dolce
che meglio incarna le tradizioni ciociare".
Si impasta del
lievito di pane con acqua e 500 grammi di farina e si lascia
lievitare il composto al fresco per tutta una notte. Al
risveglio, se non siete ancora troppo assonnati, potete
assemblare la pasta lievitata con i seguenti ingredienti: 1
bicchierino di liquore dolce (marsala va benissimo), 1
bicchiere d’olio extravergine, ¼ di litro di latte, 30 grammi
di lievito di birra, vaniglia e cannella q.b., e, in alcune
ricette, frutta candita tagliata a dadini. Sbattere la pasta
con forza e lasciarla crescere mentre ungete il fondo di due
stampi con burro. Infine mettere le teglie in forno quando la
pasta è giunta al punto giusto di lievitazione. L’unica pecca
di questo dolce è che si trova soltanto in Ciociaria e
difficilmente quello in vendita offre quel gusto eccellente
che aveva la versione casalinga delle nostre nonne. E di nonne
che ancora la preparino in casa, non ne conosciamo
più. |
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