Le tradizioni popolari:

Santo Eleuterio

 

Eleuterio nacque in Scozia da nobile ed agiata famiglia, si convertì al Cristianesimo e nel 629 partì, con altri fedeli, in pellegrinaggio, alla volta della Palestina. La tradizione racconta che, al ritorno dalla Terra Santa, Eleuterio (Sante Lauterie in quel di Arce) percorresse la Via Appia e la Via Latina, per recarsi a Roma. Giunto ad Arce, di notte, nei pressi della torre, Eleuterio chiese alloggio al padrone dell’unica locanda esistente, ricevendone in risposta un netto e sgarbato rifiuto; in più, l’oste gli aizzò contro due grossi e feroci mastini i quali però, invece di azzannare il pellegrino, al suo cospetto si fecero mansueti, accoccolandosi ai suoi piedi. Il mattino dopo il pellegrino fu ritrovato disteso in terra, morto, al cui corpo i due cani facevano la guardia, mentre alcune serpi gli rendevano omaggio lambendogli i piedi; inoltre, la locanda era invasa di moltissimi animali. Sul corpo fu trovata una chiave, al cui tocco i cani erano diventati buoni. Si gridò al prodigio, sicchè la gente volle provvedere ad una degna sepoltura del pellegrino, che venne pubblicamente acclamato Santo. Tanti furono negli anni i miracoli ad egli attribuiti: guarigioni, prodigi, superamenti di calamità pubbliche e private, come riferisce il Corsetti nel suo libro "Arce" del 1957. Santo Eleuterio è rappresentato, nelle effigi e nelle statue con i due cani ai piedi, la chiave e la serpe. Egli è venerato come Patrono di Arce, e protettore dalla rabbia e dai serpenti velenosi. La sua festa viene celebrata il 29 maggio. In questa occasione la statua del santo viene portata a spalla dal Santuario alla Chiesa parrocchiale, lungo un percorso di circa quattro chilometri, in un tripudio di fiori, ceri e fuochi d’artificio. Alcuni fedeli partecipano alla processione a piedi scalzi, mentre le donne indossano abiti molto sgargianti, pettinature e ornamenti di foggia antica, recando con sè un canestro infiorato ricolmo di "ciammelle de Sante Lauterie" (le ciambelle del santo). Sono grosse ciambelle di pasta all'uovo che tradizionalmente, al termine della processione, vengono distribuite ai portatori della statua (che sarebbero: chiglie che l’affitane), agli organizzatori ed alle autorità. Per una descrizione più particolare della processione, ci portiamo sulle pagine del testo di Mario Corsetti precedentemente citato.

Già all'alba la grossa campana suona a distesa. A gruppi si va al Santuario. Dopo la Messa si forma la processione. Chi non è potuto andare attende lungo la strada. Molti si recano "a castello" a far da vedetta per quando spunta, sotto il ponte di San Martino, l'alto stendardo azzurro. E quando poi, preceduto dalla interminabile doppia fila di fedeli, dai "fratelli" della Confraternita in camice bianco, rocchetto azzurro e

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bastone alla pellegrino, appare il maestoso trono dorato con la statua del Santo, lacrime di gioia devota rigano il volto dei fedeli. Campana, campanelle, colpi in aria salutano il Santo come se fosse andato in cielo e tornato in mezzo al suo popolo per largire nuove grazie e favori divini. Preceduti da solenne triduo in chiesa, il giorno 29, poi, grandi festeggiamenti che durano due o tre giorni; processione per le vie del paese, cui interviene il Sindaco con la Giunta, musiche, fuochi d'artificio. Non manca il palio che fino a pochi anni fa era immancabilmente costituito da un vitello e chi giuocava faceva segnare il proprio nome sul biglietto. Nella seconda o terza domenica di Giugno, ma con minore solennità e con un senso di accorata passione nostalgica per il distacco, la statua viene riportata alla Chiesa Santuario.

 

Ave, ave S. Eleuterio...

Ave, ave gentil Patrono...

 

è il canto che s’innalza al cielo e man mano si spegne nella piccola chiesetta.

Fino a qualche tempo fa, in onore del Santo, si teneva un digiuno stretto (diune stritte) il 5 maggio, a base di pane e acqua. Ma se "il ricordo della tradizione è abbastanza vivo - osserva A. Germani - la sua pratica va diminuendo di continuo.

 

Ave, ave S. Eleuterio...

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