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Pagine di Storia ciociara
I ciociari a …
Leggendo testi vari, vecchie
riviste, almanacchi ciociari e raccolte di articoli, non si può fare a meno di
notare che con una certa frequenza vengono citate situazioni storiche alle quali
hanno partecipato personaggi provenienti dalla Ciociaria.
Abbiamo pensato di tirarne fuori un
articolo nel quale cerchiamo di riassumere alcune delle storie più
significative.
Partiamo
dall’anno di grazia 1248, il giorno 18 febbraio, che segnò la sconfitta
dell’imperatore Federico II, nella battaglia di Parma, da parte di Gregorio da
Montelongo, ciociaro di Castello (territorio di Ferentino). Costui era stato
nominato Legato papale circa dieci anni prima (il 6 agosto 1238) e capeggiava la
coalizione guelfa contro la parte ghibellina, che faceva capo a Federico II. In
un primo tempo gli imperiali sembravano poter avere la meglio sugli avversari,
ma successivamente Gregorio da Montelongo, ottenuta l’alleanza con Parma, aveva
riportato una netta vittoria. Federico II armò allora un potente esercito e
strinse d’assedio Parma. Ma l’eroe ciociaro riuscì nell’impresa di rompere
l’assedio e di trascinare le truppe al suo comando contro l’accampamento di
Federico II, annientando gli imperiali e costringendo lo stesso imperatore ad
una fuga precipitosa.
Un altro
ciociaro, Benedetto da Piglio, viene ricordato per la sua partecipazione al
Concilio di Costanza, aperto il 5 novembre 1414 e conclusosi nell’aprile del
1418 con l’abdicazione dei Papi scismatici e la ricomposizione dell’unità della
Chiesa romana. Benedetto da Piglio partecipò al Concilio accompagnando il
Cardinale Pietro Stefaneschi degli Annibaldi; Benedetto era considerato uno dei
curialisti più stimati per dottrina e competenza, tanto che era stato nominato
tale da Papa Alessandro V "scrittore apostolico". Nel marzo 1415, dopo il
tentativo di fuga di Giovanni XXII, vennero arrestati il Cardinale e il suo
seguito, compreso Benedetto, che dovette restare prigioniero per otto mesi,
mentre il Cardinal Stefaneschi ottenne la libertà pagando una forte cauzione.
Nel forzato esilio Benedetto scrisse il "Libellus Poenarum", sua opera più
celebre. Liberato grazie all’intervento del cardinale Oddo Colonna, rimase a
Costanza partecipando attivamente ai lavori del Concilio.

Sta per iniziare la Disfida di Barletta
Andiamo avanti
di un secolo circa, fino al 1503, anno della celebre "Disfida di Barletta".
Nella guerra fra Francia e Spagna per la spartizione del Regno di Napoli, il
capitano francese Guy La Motte offese alcuni cavalieri italiani (alleati degli
spagnoli) accusandoli di viltà e di codardia. Ettore Fieramosca da Capua con
dodici compagni sfidò altrettanti cavalieri francesi in duello. Lo scontro si
svolse il 13 febbraio 1503 e vide la vittoria degli italiani, tra cui si
distinse Moele da Paliano. Come ricorda il Quaresima "con la vittoria, che fu
bella prova di valore, gli italiani tennero alto l’onore e il nome di italiani,
rintuzzando l’irrisione con cui lo straniero aveva preteso bollare di viltà gli
italiani in tempi in cui l’Italia poteva ancora essere in balia di diverse
potenze, che ne facevano provincie dei loro Stati; e un valoroso ciociaro, Moele
da Paliano, figlio di quella generosa terra, che tanto merita di essere
conosciuta ed apprezzata, contribuì con il suo coraggio alla
vittoria".

Barletta: 13 italiani contro 13 francesi
Il 7 ottobre
1571 si svolgeva la famosa Battaglia di Lepanto, tra la flotta cristiana,
comandata da Giovanni d’Austria e quella ottomana di Mahmet Pascià. Lo scontro
si concluse con la vittoria della flotta cristiana, della quale facevano parte
numerose navi con la bandiera dello Stato Pontificio. Al comando di queste navi
era Marcantonio Colonna Duca di Paliano. Tra i 74.000 armati c’era un
contingente guidato da Onorato IV Caetani, Duca di Sermoneta, composto per la
maggior parte di fanterie reclutate in Ciociaria tra i fedeli sudditi del feudo.
Tra i comandanti ciociari ricordiamo anche Cinzio De Nobili, di Boville Ernica,
capitano di ventura al servizio del Duca di Parma. "Anche i nostri conterranei
quindi – nelle parole di Egidio Ricci – dai marinai di Anzio e Terracina, ai
coloni di Paliano, Ripi, Ceccano, Pofi e Sermoneta e paesi limitrofi, dettero il
loro contributo di sangue in questo decisivo scontro tra due
civiltà".

La battaglia di Lepanto
Ci avviciniamo
ad epoche più recenti, portandoci nel febbraio 1849, quando l’Assemblea
Costituente Romana dichiarava decaduto il potere temporale del Papa e
l’instaurazione della Repubblica Romana. Alla Costituente, che avrebbe
presentato il progetto di Costituzione repubblicana il 17 aprile 1849,
parteciparono i ciociari Alessandro Angelini, medico di Ferentino, Domenico
Diamanti, Luigi Marcocci e Filippo Turiziani, avvocati di Frosinone, Luigi
Salvatori, giornalista di Frosinone, Sisto Vinciguerra, avvocato di Alatri,
Ambrogio Leggeri di Anagni; inoltre il dottor Giuseppe de Mattheis, di
Frosinone, venne eletto membro dell’Alto Consiglio di Roma dal giugno al
dicembre di quello stesso anno. Ancora un discreto drappello di ciociari
partecipò alla sfortunata resistenza della seconda Repubblica Romana contro i
Francesi. Tra i numerosi compaesani accorsi in difesa di Roma: Domenico Subiaco,
sedicenne di Ripi, tamburino della Legione Campana, morto a Villa Corsini; Carlo
Guglielmi, di Frosinone, capitano di Sato Maggiore della Guardia Nazionale,
ferito a morte sul Gianicolo; Francesco Petraia, di Frosinone,della Legione
garibaldina, anch’egli colpito a morte sul Gianicolo; Giuseppe Salvatori,
proveniente da Ripi, universitario del reggimento Unione, ferito a Villa Spada,
riuscirà a guarire e a partecipare alla presa di Porta Pia nel 1870;Diomede
Giannuzzi, di Anagni, tenente della Legione garibaldina,, seguì Garibaldi nel
tentativo di raggiungere Venezia. Un intrepido gruppo di eroi misconosciuti che
hanno tenuto alto l’onore e il nome della nostra terra.

La battaglia di Villa Spada
Dopo la disfatta del Regno delle Due Sicilie e le conseguenti
elezioni per il parlamento del Regno d’Italia, con sede a Torino (14 febbraio
1861), vennero eletti alcuni deputati di origini ciociare: gli avvocati
Giuseppe Polsinelli di Arpino, e Elia Della Croce di Gaeta, il
professor Giustiniano Nicolucci di Isola del Liri, il Generale
garibaldino Enrico Cosenz, di Gaeta. Inoltre, venne nominato Senatore del
Regno Ernesto Capocci, astronomo, di Picinisco. Alla presa di Porta Pia,
del 20 settembre 1870, parteciparono numerosi ciociari, tra cui
l’universitario Giuseppe Salvatori, di Ripi, precedentemente ferito a
Villa Spada (vedi paragrafo precedente) e il Marchese Giovanni Campanari,
ferito al primo assalto dai fucilieri posti a difesa di ciò che rimaneva dello
stato Pontificio. Alle successive elezioni per l’undicesima legislatura del
Parlamento nazionale, vennero eletti i compaesani: il succitato Giovanni
Campanari, ingegnere di Veroli, Giuseppe Polsinelli di Arpino ed
Enrico Cosenz, di Gaeta (già presenti nel Parlamento di Torino del 1861),
Girolamo Moscardini di Pofi, dottore, Agostino Martinelli, dottore
di Anagni e Pasquale Pelagalli, avvocato in Aquino.

La presa di Porta Pia
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