Il pianto delle zitelle

 

Secondo la tradizione, nell’alto medioevo, all’epoca del movimento iconoclastico bizantino, un monaco si rifugiò in una grotta nei pressi di Vallepietra per sfuggire alle persecuzioni. Sulla parete egli abbozzò un disegno raffigurante la SS. Trinità. Per circa trecento anni la grotta venne abitata dai monaci benedettini, poi fu abbandonata e dimenticata. Sul suo successivo ritrovamento fiorì un’altra leggenda: un devoto contadino che arava sul crinale del monte, vide i suoi buoi scivolare all’improvviso nel burrone; egli invocò subito la SS. Trinità e scese a precipizio l’impervio sentiero. Quale fu la sua meraviglia nel vedere i suoi animali che pascolavano tranquilli, miracolosamente illesi, dinanzi alla grotta, all’interno della quale scoprì la sacra immagine. Ancora oggi è visibile, sullo spuntone dell’altissimo dirupo, un arnese che i vecchi pensano sia l’aratro del contadino rimasto impigliato tra i rami sulle rocce. Col passare dei secoli la tradizione si è arricchita di altri elementi di devozione. Tra questi, la rappresentazione detta "il pianto delle zitelle", che costituisce uno tra i più antichi documenti di teatro popolare italiano, spontaneo e al tempo stesso geniale.

Le "zitelle" - ovverosia le ragazze da marito -si recano in processione, vestite di bianco, recando seco i segni e gli oggetti della passione di Nostro Signore. Giunte sulla terrazza prospiciente il Santuario, raccontano ai devoti, cantando un motivo popolare, la passione di Gesù Cristo.

Il Santuario di Vallepietra

 Indice Ecocultura                  Home page