LA STORIA DELLA 14 COMPAGNIA

IV REGGIMENTO, I DIVISIONE PARACADUTISTI

(FEBBRAIO – MAGGIO 1944)

Il documento che vi propongo con questo articolo è veramente eccezionale, è la traduzione del diario della 14 Compagnia del IV Reggimento della I Divisione Paracadutisti, che nel Febbraio 1944 venne trasferita dal fronte adriatico, unitamente ad altre unità della stessa Divisione, al fronte di Cassino.

La consegna era precisa: "il nemico non dove passare".

Questa compagnia aveva già combattuto a Creta, in Russia,a Salerno e sul fronte Adriatico, distinguendosi per il valore e l’alta motivazione dei suoi componenti.

Componenti della 14 Compagnia  davanti il Comune di Roccasecca, in un momento di pausa dai combattimenti.

Sulla destra lo stesso luogo come si presenta oggi.

Sul fronte di Cassino la base si trovava nel paese di Roccasecca, che godeva di una posizione strategica ottimale: si trovava a venti chilometri dal fronte di Cassino, riparato tra le montagne; all’imbocco della strada chiamata in dialetto "tracciolino", che i tedeschi avevano denominato Reinhardweig dal Maggiore che aveva diretto i lavori di allargamento, che collegava  la Valle del Liri con la Valle di Comino, Atina – Terelle – Belmonte Castello; vi era lo snodo ferroviario per Roma ed Avezzano; si trovava, infine, sulla confluenza dei rifornimenti del fronte che passavano per i sentieri someggiati attraverso Colle S.Magno – Terelle - Monte Cairo – Villa S.Lucia.

Come potrete leggere gli uomini di questa Compagnia, unitamente alle altre unità dello stesso 4° Battaglione, furono posizionati nelle postazioni scavate nella roccia ai piedi di quota 593 e quota 569, diventando protagonisti della battaglia di Cassino.

In particolare si distinsero nella difesa della fattoria Albaneta,  del Calvario "quota 593" e quota "569", della città di Cassino, per circa tre mesi di permanenza nel punto più caldo di tutto il fronte.

L’episodio principale è sicuramente quello della distruzione dei carri neozelandesi nell’attacco da Cavendish Road, che l’articolo di Mauro Lottici ha ben descritto.

Il protagonista di tale episodio, Karl Newedel, così racconta: La nostra unità era specializzata negli attacchi contro i carri armati e conto le postazioni fisse...A Cassino prendemmo posizione ai piedi di quota 593, detta il Calvario, in piena vista di Masseria Albaneta e del Sentiero per Villa Santa Lucia da dove arrivavano i nostri rifornimenti. Più in alto, nella sella tra Colle Sant’Angelo e il Castellone, il nostro compagno Andreas Mader era in posizione con una batteria di Nebelwerfer che, strettamente a contatto con noi, concentrava rapidamente il fuoco sugli sventurati che attaccavano nella nostra direzione. Quella mattina l’attacco dei carri ci colse notevolmente di sorpresa, poiché non capivamo come potevano essere arrivati fin lassù". Ed ancora "Attendemmo che l’artiglieria ed il tiro controcarro fermassero il carro di testa e con l’amico Franz Kaupa ci lanciammo verso i carri più vicini che erano fermi sulla strada o roteavano impazziti. Alcuni sparavano verso l’Albaneta o contro le rocce ove eravamo rintanati, ma presto furono neutralizzati o messi fuori combattimento.Approfittando della mischia, un carro Stuart si era velocemente lanciato in direzione dell’Abbazia, con il capocarro ben rintanato al suo interno per evitare il tiro dei cecchini. Chiamammo allora il posto di comando, situato in una grotta ai lati della strada che stata percorrendo il carro ed avvertimmo del pericolo i nostri compagni. Al comando del tenente Eckel essi uscirono rapidamente all’esterno e bloccarono il fuggitivo, piazzando una mina magnetica sulla sua struttura di acciaio. Di lì non sarebbe passato più nessuno".

Il Castello di S.Tommaso D'Aquino a Roccasecca, duramente colpito dai combattimenti.

Come si presenta oggi, sullo sfondo l'ingresso delle gole del Melfa.

 

Ma la 14° Compagnia, come riportato nel diario del colonnello Doth del 4 Reggimento, fu anche protagonista di un duro combattimento nel borgo del Castello di Roccasecca il 25 maggio 1944, quando fu sottoposta ad uno scontro ravvicinato con gli Indiani dell’ottava armata, prima di ritirarsi nella stessa serata verso le posizione di Monte Grande e Monte Piccolo nei pressi di Arce.

In particolare la 14 Compagnia, al comando del sottotenente E. A. Mayer, si posizionò proprio su Monte Piccolo; leggiamo dal suo diario: "Della 14 Compagnia rimane solo un plotone, quello alla sinistra di Boehlein sul Monte Piccolo. Dove il contatto con le sue truppe si erano perse, con tutte le mie forze detti un appoggio alla sua unità, senza mettermi al riparo. A seguito dei combattimenti ravvicinati le perdite del nemico furono 59 morti, 8 prigionieri e una quantità di mitragliatrici".

Insieme a Niessen, agosto 2001

Questa estate ho conosciuto un reduce dei feroci combattimenti della battaglia di Cassino, il Sig. Wilhelm Niessen, paracadutista della I Divisione, 4 Reggimento, 8 Compagnia, 3 plotone. L’incontro è stato veramente emozionante perché il Sig. Niessen, purtroppo colpito da un male incurabile, era tornato accompagnato dal figlio a rivedere i luoghi che lo avevano visto da giovane testimone di eventi terribili.

Con l’aiuto degli amici Klaus Von Plato e Elisabetta Di Tronchi, egli mi ha raccontato che era arrivato dal fronte adriatico al fronte di Cassino il 20 febbraio 1944, posizionandosi con i suoi commilitoni presso le caverne e le trincee adiacenti la Masseria Albaneta; ricordava inoltre molto bene che la sua Compagnia aveva la base logistica a Roccasecca, dove venne distaccato dal fronte in due occasioni per un periodo di riposo.

 

Foto del Sig. Niessen

 Si noti sullo sfondo l'Abbazia di Montecassino distrutta. Il primo da sinistra ha una pistola Browning nella fondina, il secondo ha in dotazione un fucile mitragliatore molto raro, modello FG 42. Si noti la pietra squadrata sulla quale poggia la mano sinistra il primo parà da destra.

Non ho avuto il coraggio di chiedergli nulla, come se non volessi profanare il suo ricordo di quei giorni. Mi ha raccontato, invece, dettagliatamente quando venne catturato; era il 26 maggio 1944 ed insieme ad altri 15 paracadutisti era rimasto intrappolato nelle gole del Melfa, a Roccasecca, e preso prigioniero dalle truppe Indiane lungo la strada chiamata in dialetto "tracciolino".

I soldati Indiani li maltrattarono, mettendoli in fila perché li volevano fucilare; vennero salvati dal provvidenziale arrivo di un ufficiale inglese. In prigionia venne portato successivamente in Africa dove dopo quattro anni, tornò in Germania.

Prima di ripartire è voluto tornare, dopo 57 anni, nel tracciolino … un momento veramente emozionante.

        

foto tratte dal libro "Fallschirmjager RGT 3" di Klaus J.Peters: si noti che trattasi della stessa trincea della foto di Niessen (notare la stessa pietra squadrata). Nella foto di sinistra il parà sta sparando con l'FG 42; nella seconda foto il fotografo si sporge maggiormente dal ciglio della trincea per riprendere il versate a nord dell'Abbazia.

 

 

Ciao Niessen, ovunque tu sia, non dimenticherò il tuo sorriso.

Roberto Molle

( continua - seconda parte )