Le canzoni di protesta degli anni ’60
(terza parte)
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Il leggendario "Volunteers" dei Jefferson Airplane, 1969 |
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I Jefferson Airplane della cantante Grace Slick e del chitarrista Jorma Kaukonen pubblicarono, nei primi anni della loro lunghissima carriera, una serie di album molto duri, acidi, psichedelici e con testi strettamente legati a quanto succedeva nelle strade e nelle università. Essi furono indubbiamente un gruppo molto gradito al "movimento", sempre in prima fila nei mega raduni dell’epoca, dal concerto-manifestazione del Fillmore a sostegno degli studenti di Berkeley alla "Tre giorni di pace, amore e musica" di Woodstock, ed hanno goduto di ampia considerazione tra i giovani. I loro testi non lasciavano molto spazio all’ immaginazione, colpendo diritti nel bersaglio. Una canzone come "Mau Mau Amerikon" (1970), di cui pubblichiamo solo una parte, è uno sferzante atto d’accusa contro l’allora Presidente degli USA, Richard (Dick) Nixon, chiamato direttamente in causa:
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E hi! DickQualunque cosa tu pensi di noi è completamente irrilevante Sia per noi che per te Noi siamo il presente, noi siamo il futuro Tu sei il passato Paga quel che devi e vattene! Perché noi non siamo come eri tu Quando eri molto giovane Noi siamo qualcosa di nuovo Non sappiamo esattamente cosa Ma non ci importa granché saperlo Semplicemente siamo così e dobbiamo farlo
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| I due brani che seguono, che si trovavano entrambi sul celebre "Volunteers" (1969), furono eseguiti per anni al termine dei loro concerti | |
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We can be together (Noi possiamo essere uniti) 1969
P ossiamo essere uniti, tu ed ioDovremmo essere uniti, tu ed io Noi siamo tutti fuorilegge agli occhi dell’America Per sopravvivere Noi rubiamo, imbrogliamo, inganniamo, falsifichiamo, nascondiamo e traffichiamo Noi siamo osceni, senzalegge, orrendi, pericolosi, sporchi, violenti e … giovani Ma dovremmo essere uniti Venite voi tutti, gente che state intorno La nostra vita è troppo bella per lasciarla morire E noi possiamo essere uniti Tutte le vostre proprietà private Sono un bersaglio per i vostri nemici E i vostri nemici siamo noi Noi siamo le forze del caos e dell’anarchia Tutto ciò di male che dicono di noi, noi lo siamo E siamo molto orgogliosi di noi stessi Su contro i muri, su contro i muri Abbattiamo i muri, abbattiamo i muri Venite adesso insieme Cominciamo insieme, tutti uniti Dovremmo essere uniti, Dovremmo essere uniti, amico mio Noi possiamo essere uniti E lo saremo! Noi dobbiamo cominciare qui ed ora Un nuovo continente di terra e di fuoco Distruggiamo le pareti Andiamo adesso sempre più in alto Abbattiamo i muri, abbattiamo i muri Abbattiamo i muri, abbattiamo i muri Perché non tentare?
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Volontari (Volunteers) 1969
Guardate cosa sta succedendo nelle strade E’ la rivoluzione, facciamo la rivoluzione! Hey, sto ballando nelle strade E’ la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione! Non è straordinaria tutta la gente che incontro? E’ la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione! Una generazione è invecchiata Una generazione ha trovato la sua anima Questa generazione non ha mete da raggiungere Raccogliete il grido! Hey, è venuto il momento per voi e per me E’ la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione! Su, venite! Stiamo marciando verso il mare E’ la rivoluzione, dobbiamo fare la rivoluzione! Chi vi spazzerà via? Saremo noi! E chi siamo noi? Siamo i volontari d’America I volontari d’America! I volontari d’America!
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Il collegamento tra gli americani Jefferson all’europeo Donovan non è del tutto casuale, dal momento che il cantautore scozzese, nella canzone "Fat Angel" (Angelo grasso), dedicò l’ultimo verso proprio ai suoi colleghi d’oltre oceano: "Fly Jefferson Airplane, get you there on time …". Donovan Leitch, da Glasgow – di cui abbiamo diffusamente parlato sull’Eco n.16) - ha scritto alcune stupende canzoni, d’amore ma anche di protesta, che vale la pena ricordare. Donovan non è un Dylan, certo, le sue liriche sprigionano soprattutto il sogno e la fantasia, trattano temi come il pacifismo, la difesa dell’ambiente e degli animali, ma sempre in modo molto ingenuo ed elementare, con toni delicati e sognanti. Come ha scritto tanti anni fa il critico musicale Riccardo Bertoncelli "Donovan è immerso in una visione serena delle cose, così come Bob Dylan è contorto e oscuro, terribile e ghigliottinante. I suoi arazzi sono stemperati e delicati, l’altra faccia della realtà, quella evitata da Dylan; nuvole paffute in cammino lentissimo. Donovan è il mattino di maggio, Bob la tempesta del primo autunno". (Pop Story, Arcana, 1975). Del resto, in assoluto, crediamo che il paragone tra i due "menestrelli" sia alla lunga improponibile, anche se di recente lo scozzese ha dato ottimi segnali di risveglio dopo anni di oblio. Fatto sta che alcuni versi sono realmente imperdibili. A parte la pacifista "Soldato Universale" (Universal Soldier, 1965) che Donovan portò al successo, ma il cui testo era di Buffy St. Marie, pensiamo ad altre canzoni significative come "La dignità dell’uomo" (The Dignity of Man), "La voce della protesta" (The Voice of the Protest) e la dura condanna in "Celia delle Foche" (Celia of the Seals), che entrò addirittura in classifica (!) in cui Donovan attacca, una volta tanto senza mezzi termini, lo sterminio delle foche in nome dei produttori di pellicce.
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La
copertina di "Celia of the Seals"
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La copertina del 45 giri era molto cruda, con il sangue delle foche sulla neve. La canzone dice: I cacciatori di foche non sono né prodi né coraggiosi, uccidono le povere piccole foche e le scuoiano per venderne la pelle
maledetto sia chi ne fa commercio questo massacro non ha giustificazioni le lasciano sanguinanti sulle rocce chi fa questo non è un uomo è un’azione crudele e senza cuore.
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| La canzone
di Donovan il cui testo trascriviamo per intero è "Ballad of a Crystal
Man", dall’album "Catch the Wind" del 1965.
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La ballata di un uomo cristallino (Ballad of a Crystal Man) 1965
Camminate, parlate e vivete liberamente le vostre vite, Ma lasciate i nostri figli con i loro giochi di menta e di candito, Perché non voglio le vostre ali, gabbiani, Non voglio la vostra falsa libertà
I vostri pensieri sono arlecchini I discorsi argento vivo Leggo le vostre facce come una poesia, Un caleidoscopio di parole di odio Perché non voglio le vostre ali, gabbiani, Non voglio la vostra falsa libertà
Nel campo di battaglia sconvolto Pieno di abbaglianti soldatini di stagno La grande bomba, come una mano di bimbo, Potrebbe spazzarli via e ammazzarli Solo per il gusto di vincere Perché non voglio le vostre ali, gabbiani, Non voglio la vostra falsa libertà
Voi riempite i bicchieri di vino di negri ammazzati Senza pensare alla bellezza che si diffonde Come il calore del sole mattutino Perché non voglio le vostre ali, gabbiani, Non voglio la vostra falsa libertà
Vietnam: l’ultimo gioco che giocate Con la vostra regina più nera, maledetti Siate dannati voi e maledetti i vostri ghigni Io me ne sto qui con un sogno che svanisce Perché non voglio le vostre ali, gabbiani, Non voglio la vostra falsa libertà
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R.M.