L’Eco di Roccasecca - Anno 24 - n-ro 105
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Caro Gianfranco, siamo tutti qui riuniti per salutarti, ma stavolta non siamo felici come tutte le tante volte che ci hai voluto intorno a te. Con quella tua innata capacità di annodare i fili che uniscono le persone, mettere insieme, unire, riunire, stimolare, comunicare. A me, amico di una vita, ma credo a tanti altri, hai insegnato a sognare. Hai insegnato che i sogni possono avere tanti colori, tanti nomi, tanti volti, tanti suoni, ma che quello che conta è averli e coltivarli. Me lo hai insegnato cominciando da quando ero piccolo, intorno alla tua chitarra, nei nostri giochi, nei nostri viaggi e non hai smesso di farlo fino all’ultimo. Hai messo in contatto mondi diversi, le persone più diverse: musica, esperanto, cucina, libri, progetti, idee. In definitiva sogni. Tutti legati, circuiti, coccolati dal tuo modo unico di coinvolgere e di affratellare. Il tuo modo speciale di porgere la tua amicizia. Amicizia e affetto che hai dispensato a piene mani ovunque. Senza calcoli, senza ritorni. Gianna, Giordana, Giuliano, i tuoi “pezzi di cuore” come mi dicevi, sono stati dolcemente coinvolti in questo tuo slancio inesauribile verso gli amici, quelli che già lo erano, quelli che stavano per diventarlo. La tua porta era sempre aperta. E noi che tornavamo, che torniamo a Roccasecca ogni tanto, da ogni angolo del mondo, avevamo un appuntamento fisso: andiamo da Gianfranco. Impossibile resistere. Impossibile resisterti. Tu dicevi sorridendo “E’ la calamita”. Sì, avevi ragione, quella calamita che avevi nel cuore, fatta non di freddo metallo ma di amore, affetto, amicizia autentica. E così casa tua, la tua famiglia, sono state un por-to sicuro per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarti. Non è stato facile assistere in questi ultimi anni al procedere della malattia. Ci telefonavamo tra di noi dopo ogni incontro con te per confessarci le nostre impressioni sulla tua salute. Sperando sempre che l’ultimo che ti aveva visto ci desse buone notizie. Invece eri tu a darci la forza di continuare a sognare. Sempre. Fino alla fine. Raccontando dei successi di Giordana, delle speranze e dei progressi di Giuliano, della dolce rudezza di Gianna. Parlandoci, anche nella sofferenza, di un nuovo progetto da realizzare, dell’ultimo numero dell’Eco, dell’ultimo disco di Benedetto. Della vita, la tua vita, la nostra vita. Forse per questo, quando venerdì mattina Gianna mi ha fatto capire che il tuo viaggio era alla fine, ho avuto l’impressione che mi parlasse di un altro. Perché quando ci riunisti per i tuoi sessant’anni ci dicesti que-ste parole: “Io spero che voi tutti avrete capito il senso di questa festa che non è stato quello di onorare il festeggiato, ma quello di vedervi tutti assieme una volta al completo. Non so quando ricapiterà un'occasione perché questo accada di nuovo. Comunque la prossima volta dovrete ricordare questo 14 luglio perché mi avete fatto felice. Siete i miei migliori amici e non siete mancati all'appuntamento. A ciascuno un abbraccio”. E anche oggi nessuno di noi è mancato all’appuntamento. Con te e con i tuoi sogni. Tu te ne vai così, il Signore, ne sono certo, ti ha già accolto in festa. Perché anche lui ha bisogno di amici veri. Noi restiamo qui. Tutti più soli. Ma i tuoi sogni non se ne vanno. Restano con ciascuno di noi, che continuiamo a sognare, come tu vuoi che sia. Ferdinando, in Chiesa Roccasecca, 10 dicembre 2018  
A Gianfranco Il saluto di un emozionatissimo Ferdinando in Chiesa